InEsergo

Title
Vai ai contenuti
ARTICOLI MENO RECENTI

La vacuità dell’ indispensabile

Il teatro e la fantasmagoria della modernità

Eterno Don Giovanni

Pulsioni e desideri dietro la maschera del seduttore

Il caso Zanfretta

L’odissea di un uomo sequestrato dal mistero

Siamo fatti di musica

Il valore delle note nel paese dove l’arte è divertimento

Robert Johnson

Le sei corde del diavolo

Il dramma è donna

Antigone e Didone, antiche eroine della modernità

Ridevamo per l’aneddoto

L’Estetica bianca di Lucio Battisti e Pasquale Panella

Paolina

"Invecchiando si perdono molte cose che, prima, ignoravamo di avere" (Carlo Gragnani)

Il palco è nudo

L’agonia del teatro nell’epoca del distanziamento a comando

Alla ricerca del proprio ritratto

L’accettazione del diverso tra cinema e psicanalisi

Ponte Morandi: la verità è un anelito a prezzo di costo

Genova vuole credere nella giustizia. Genova vuole rispetto per i suoi morti. Genova chiede la Verità.
HOME
13 Giugno 2021 - Attualità

Franco Battiato e il paradosso della modernità
 
Come un cammello in una grondaia

Ti sei mai chiesto quale funzione hai?
Ti sei mai chiesto quale funzione hai?

Domanda amletica tra le vigne dell’esistenza, mentre si è normalmente intenti ad affastellare successi. The company, my company facendo un salto temporale. Ma è da questo quesito che partiamo tutti quando volgiamo lo sguardo verso i cunicoli interiori. Così partì anche Francesco Battiato, in arte Franco, al suo secondo exploit discografico (Pollution) sullo sfondo di un valzer di Strauss. Era il 1972 e la sperimentazione sonora racimolava consensi tra i giovani: più si architettavano atmosfere inusuali, più ci si spingeva oltre e più la controcultura apprezzava. Battiato aveva appena intrapreso un percorso di vita, raccontava di dover fuggire, di scendere dagli autobus con fretta e angoscia perché non capiva la gente, la respingeva. Così, buttandosi su un pavimento agli inizi degli anni ’70 per iniziare a meditare, un giovane ragazzo catanese emigrato al Nord in cerca di fortune fronteggiava i suoi demoni interiori. Lui non poteva saperlo ma erano solo le note di copertina della biografia del più grande compositore pop (?) del secondo Novecento italiano.

Il Maestro non c’è più. Se n’è andato, trasfigurandosi nel nulla. Torneremo ancora perché destinati a errare, nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione. Lo abbiamo avuto tra noi per molti anni, ci ha fatto ballare, cantare, commuovere. Ci ha fatti evolvere. “Sei il mio guru!” gridò un tizio alle mie spalle durante una tappa della tournee de L’imboscata a metà anni ‘90. No, Battiato non era un guru e a dirla tutta detestava anche la nomea di “Maestro”. Battiato è stato un uomo collegato alle zone più alte, intelletto vorace, talento smisurato. Ma soprattutto ha cercato di fornire tutte le possibili risposte alla sua funzione ricercando il contatto con l’anima. [...]
10 Giugno 2021 - Storie

Sicilia, isula d’amuri
Istantanee di un siciliano innamorato
Sicilia, mia terra d’origine, alla quale devo tutto ciò che sono, nel bene e nel male.

Sono uno dei tanti emigrati che ha lasciato l’isola per mettersi in gioco, conoscere una nuova realtà e - perché no - per uno spiccato spirito di contraddizione. Ma soprattutto per una scelta che rifarei ancora adesso. Una famosa frase di un film che adoro recita “ora che ho perso la vista ci vedo di più”. Nel mio specifico caso posso affermare che, da quando ho allentato le mie radici con l’isola a tre punte – e sono passati più di venticinque anni dal mio approdo a Cremona - riesco a vedere meglio alcune cose e a focalizzare particolari che prima, ahimè, mi sfuggivano.
Noi siciliani difficilmente passiamo [...]
06 Giugno 2021 - Attualità

Africa dei Toto
Max Siedentopf e la distruzione del silenzio nel deserto del Namib
È il 2019 (anno che più passa il tempo più tendiamo a rivalutare): Max Siedentopf ha avuto un'idea, ha preso delle batterie solari, un lettore Mp3 ed è andato in Africa, più precisamente nel deserto della Namibia (senza però rivelare la posizione precisa) e ha deciso che “Africa dei Toto” suonerà all'infinito.

Max Siedentopf, che nella vita è fotografo e designer, si è impuntato a fare come uno che vuole suonare il corno francese soltanto per rompere le scatole ai vicini di casa, ha squarciato il silenzio del deserto namibiano: la scelta del pezzo musicale è incontestabile, ci mancherebbe, dico solo che poteva andare meglio, anche se sicuramente poteva andare molto peggio. [...]
30 Maggio 2021 - Teatro

En attendant l’Absurde… Ma è (di nuovo) qui
Il ciclico ritorno del Teatro dell’Assurdo
Alienazione, angoscia, solitudine, senso di crisi perenne. Uno stato di allerta intermittente, silenzioso e sordo quanto caotico e fastidioso. Una vera e propria impossibilità di ogni comunicazione che si fa ancora più concreta attraverso situazioni e dialoghi surreali, in cui squarci di quotidianità vengono distrutti e ricostruiti ad hoc, in modo che riescano a creare un effetto tanto grottesco quanto tragicomico. Un dialogo quasi assente, che si accompagna a storie totalmente prive di senso, che finiscono per demolire alla radice tutto quello che sono le convenzioni sociali, il modo di rapportarsi con gli altri e, infine, anche la stessa realtà.

Sto parlando del Teatro dell’Assurdo [...]
27 Maggio 2021 - Musica

Quei giovani ribelli quasi ottantenni
Il tramonto della canzone di protesta nell’era della “nuova normalità”
“La musica leggera e tutta la musica destinata al consumo [...] sembra che sia direttamente complementare all'ammutolirsi dell'uomo, all'estinguersi del linguaggio inteso come espressione, all'incapacità di comunicazione. Essa alberga nelle brecce del silenzio che si aprono tra gli uomini deformati dall'ansia, dalla routine e dalla cieca obbedienza [...] Questa musica viene percepita solo come uno sfondo sonoro: se nessuno più è in grado di parlare realmente, nessuno è nemmeno più in grado di ascoltare [...] la potenza del banale si è estesa sulla società nel suo insieme”.
Theodor W. Adorno, “Il carattere di feticcio della musica e la regressione nell’ascolto”, 1938
Così si esprimeva il filosofo, musicologo [...]
23 Maggio 2021 - Storie

Lo stagno delle ninfee
Il giorno che Monet precipitò dentro a un suo dipinto
«Il riflesso pulito del cielo sull’acqua si intravede appena, quasi sopraffatto dalle ampie macchie verdi delle foglie di ninfee che galleggiano pigre sulla superficie del laghetto. Qui e là, piccoli tocchi rosa e violetti compongono i petali ancora chiusi, come adagiati sul loro letto verde, un attimo dopo il risveglio. Sulle rive il verde esplode in tutte le sue tonalità, in forma di freschi cespi d'erba e di rami coperti di foglie; su tutto domina un imponente ponte di legno verde e celeste che si allunga sull’altra riva e che sembra a prima vista sospeso; in effetti, a quest'ora l'ombra che proietta è tutta rannicchiata ben lontana e forma una seconda arcata scura e stretta.  Al centro dello stagno, insieme alle foglie piatte e ai fiori dai colori [...]
16 Maggio 2021 - Storie

Quasi illeggibile
Un uomo, poco influenzato dal mondo, scelse di possedere solo il presente dei suoi passi. Un altro, troppo influenzato dal mondo, intuisce a modo suo la straniante vastità del presente
“Camminare è inutile come tutte le attività essenziali. Atto superfluo e gratuito, non porta a niente se non a se stessi, dopo innumerevoli deviazioni”
David Le Breton

Un uomo s’inerpica con scarpe pesanti e passo leggero sul pendio che in cima svelerà l’abbraccio ruvido delle Alpi.
Conosce bene il sentiero, ora ammorbidito da quella luna grattugiata che è la neve, e in questo come in ogni suo peregrinare quotidiano, si può immaginare un discreto sorriso mentre si gode l’unica cosa che davvero possiede: il presente dei suoi passi.
È il giorno di Natale del 1956 e l’uomo [...]
Torna ai contenuti