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Il Teatro della violenza
n questi giorni di ottobre, mese dalle temperature miti che ci permette di passeggiare tranquillamente per i centri storici delle città, magari concedendoci un po' di shopping in compagnia o il semplice piacere di un'uscita, la gioia e la rilassatezza possono trasformarsi in pochi minuti in una sensazione di pericolo; nel giro di una manciata di secondi possiamo trovarci catapultati sul palco di un teatro dove la rappresentazione della violenza pura e cruda diventa il soggetto di una pièce teatrale di cui faremmo volentieri a meno.
In questa messa in scena, gli attori non seguono il metodo dell'Actors Studio, al limite si rifanno (in una visione totalmente distorta e ovviamente inconsapevole) a quel “teatro panico” caro a Fernando Arrabal, Alejandro Jodorowsky e Roland Topor, una forma teatrale nella quale vigeva la libertà assoluta: così sul palcoscenico sono sdoganate tutte le rabbie e le pulsioni dell'essere umano, in questo caso senza forma artistica ma solo come espressione di una violenza diretta [...]
L’amore, declinato in tutte le sue infinite sfaccettature (nello specifico quello tra un uomo e una donna), è stato analizzato nel tempo da fior di pellicole cinematografiche che rimarranno per sempre nell’immaginario collettivo.
L’originalità di una storia risiede anche nella sua trattazione. Un film come Casomai (diretto da Alessandro D’Alatri, interpretato da Stefania Rocca e Fabio Volo, per rimanere in Italia) è passato inspiegabilmente nel dimenticatoio e andrebbe rivalutato [...]
Tra le esperienze vissute in Giappone, penso al suono di una campana tibetana durante una pratica zen nel tempio Kōmyō-ji, a Kamakura. È un ricordo da cui partire per raccontare che cosa significa per me risuonare con l’universo: ascoltare un suono, sentire come ci raggiunge, concederci il tempo di accorgerci della nostra risposta.
Il suono di una campana nasce, si diffonde e lentamente si spegne. Possiamo seguirlo fino a quando diventa difficile distinguere la sua ultima vibrazione dal silenzio. [...]
Estate 1971, una piscina di Long Island. William Bengston ha ventun anni, una laurea in sociologia e zero idee su come impiegarla. Così fa il bagnino: mestiere ideale per chi aspetta che la vita cominci a fare sul serio. Una collega gli indica un tizio a bordo vasca con un sorrisetto: quello è un sensitivo. Bill, che dei sensitivi diffida per vocazione, va a presentarsi durante la pausa. Non sa che sta per farsi rovesciare l'esistenza da uno sconosciuto in riva a una piscina.
Il tizio si chiama Bennett Mayrick [...]
«Non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo»
Si tratta di una suggestiva riflessione dello psicoanalista Carl Gustav Jung, che evidenzia come l’essere umano percepisca soltanto una piccola parte della realtà, analizzata attraverso le proprie esperienze, schemi mentali e convinzioni, ereditate o maturate nel corso della vita. Questo succede perché il nostro cervello filtra costantemente ciò che vediamo, restituendoci una rappresentazione soggettiva del mondo. [...]
Conduco, mio malgrado, un’esistenza frenetica, tra un lavoro poco programmabile e congestioni famigliari di una certa complessità, al punto da faticare non poco a trovare momenti di raccoglimento attraverso i quali osservare il mondo che mi passa intorno e la strada che corre sotto i piedi. Affido così le mie riflessioni più che altro a intuizioni, illuminazioni (talvolta ombrose), sintesi aforismatiche e sussulti di emozioni nervose.
Ultimamente, in questi momenti particolari, mi tormenta la constatazione non amichevole [...]
Te lo vuoi comprare un cappotto, o no?!?” – “E a che servirebbe? È dentro che sento freddo… (da Dylan Dog n. 88 “Oltre la morte”, gen. 1994)
Ricordo l’eccitazione, di prima mattina, mentre mi appropinquavo all’edicola nel presunto giorno di uscita del nuovo numero. Cominciavo a sbirciare spasmodicamente tra le riviste esposte, con la copertina fronte marciapiede. Se, tra esse, non lo avessi scorto, la delusione mi avrebbe riempito il cuore nel proseguire mestamente verso scuola. [...]