Tormentoni, icone e sala d’attesa
Ero incerto se proporre un articolo simile, tanto è spinoso e insidioso il tema. Ma il tarlo non smetteva di corrodermi e allora eccomi qui a sottoporvi questa riflessione che spero di cuore possa risultare gradita. Riflessione scaturita da miriadi di scambi di vedute (a volte anche aspri e acerbi, ma quasi sempre produttivi) sia con persone del settore, sia con “semplici” ascoltatori di musica per diletto.
La domanda che vi pongo è la seguente: esistono criteri che si possano definire oggettivi, tali da indurre sia l’ascoltatore medio, sia il critico musicale, a stabilire quando un brano sia o meno di qualità? Vi vedo già storcere il naso e lo comprendo. Ma, anche alla luce di una deriva musicale che si protrae da qualche tempo (un ventennio?), tra idee (melodico-armoniche) che vengono meno, testi sempre più banali, brani sempre meno suonati (per via dell’elettronica), mi premeva riflettere su questo tema. Ci sono, dunque, aspetti in grado di ergere un brano (parliamo di musica pop) a icona e non a tormentone, a evergreen e non a fenomeno momentaneo? E, se sì, quali?
Come sempre, quando scrivo, scelgo un sottofondo ad hoc. In questo caso ho optato per una manciata di ballad come Long ago and far away, She’s always a woman, Close to you, Against all odds, The blowers daughers che stanno andando in loop mentre provo a dire la mia.
Quante volte, specie di recente (nei talent soprattutto), avete sentito dire frasi come: mi è arrivato qualcosa, mi ha emozionato. Ecco, specie in questi contesti si riduce quasi tutto alle emozioni che, ben inteso, sono fondamentali. Guai se venisse meno la componente emozionale! Ma raramente mi capita di ascoltare pareri che sottolineino aspetti legati all’arrangiamento, alla vocalità, all’armonia o alla linea melodica in un brano. E l’elenco potrebbe essere ben più lungo. Ritengo che l’aspetto emozionale sia strettamente interconnesso ai precedenti, per quanto vengano spesso percepiti in maniera diversa in base alla preparazione musicale del singolo ascoltatore.
Facciamo un esempio concreto riferendoci a un brano del 1985 di Claudio Baglioni, ovvero Notte di note, note di notte, contenuto nell’album La vita è adesso, ad oggi il disco più venduto di sempre nella storia della musica italiana con ben 4 milioni e mezzo di copie. Un’enormità se rapportata ai nostri giorni. Nel brano in questione è presente un acuto di ben 15 secondi che prelude al ritornello e che si ripete per ben due volte, un acuto nel quale la voce di Baglioni sale su fino “all’iperuranio” (lo fa anche nei live) in un crescendo di forte impatto musicale/emozionale. Ma, mentre con molta probabilità l’ascoltatore medio si soffermerà sulla durata dell’acuto, quello più istruito indugerà maggiormente sulla progressione armonica che lo sorregge o, magari, alla tecnica vocale (sta cantando di gola, sta usando il diaframma?).
Baglioni è senza dubbio un pilastro della musica italiana. Negli anni d’oro ha scritto brani indelebili, rimasti nell’immaginario collettivo e apprezzati finanche da mostri sacri come Morricone che hanno riconosciuto nel cantautore romano una qualità artistica notevole in alcune sue composizioni. I due si conoscevano bene in quanto lavorarono entrambi in RCA nei primi anni di carriera. Tuttavia, nonostante i giudizi lusinghieri di Morricone, un noto cantautore definì la musica di Baglioni come l’emblema delle musichette da sala d’attesa. Dove risiede, dunque, la verità? Esistono criteri oggettivi per definire una produzione di livello superiore rispetto alla media in ambito pop? Sicuramente, se prendiamo in esame il suo periodo più ispirato, all’incirca tra la fine degli anni Settanta e i primi ’90, la risposta sarà affermativa: grande cura dei suoni, arrangiamenti scritti divinamente, linee melodiche originali e per nulla scontate.
In ambito pop, quindi, è possibile stabilire quando e perché un album possegga requisiti tali da essere definito pietra miliare? A questo proposito rimando all’articolo da me pubblicato qualche mese fa su InEsergo e che vi invito a leggere, nel quale sono citati album come Oltre, Canzoni d’amore, Cannibali, Scimmie, La fabbrica di plastica, esempi di pop di qualità in cui elementi come quelli citati in questo articolo sono parte integrante degli stessi album. Che poi sono i parametri che vengono presi in esame dalla musicologia tradizionale con i suoi metodi tradizionali.
Ovviamente se si prende in considerazione l’aspetto emozionale tutto cambia e la ricezione della canzone da parte del pubblico non può prescindere anche da aspetti come la sincerità e la credibilità con la quale viene cantato un brano. Provate a immaginare un qualunque pezzo di Enzo Jannacci eseguito, ad esempio, da un interprete come Massimo Ranieri, in possesso di una vocalità e di un modo di interpretare i brani decisamente distante da Jannacci. Sarebbe credibile? Lascio a voi la risposta.
Ma cosa resta veramente? Perché un brano mantiene nel tempo la sua magia (ad esempio Yesterday dei Beatles), mentre un tormentone viene relegato a un determinato periodo storico fortemente circoscritto? Quali sono gli ingredienti che rendono un tormentone degno del suo nome? Stiamo parlando, in fondo, di un fenomeno culturale a tutti gli effetti.
A questo proposito citerei uno studio condotto tra il 2010 ed il 2013 dalla Dott.ssa Kelly Jakubowski, ricercatrice presso l’Università di Durham, nel Regno Unito, su un campione di oltre 3000 persone cui venne chiesto se avessero mai sperimentato il fenomeno e con quali canzoni fosse avvenuto più di frequente. Una melodia orecchiabile, accompagnata da testi semplici e facili da memorizzare, la reiterazione di determinate cellule melodiche erano le caratteristiche di un brano che maggiormente rimanevano impresse. Tra gli autori più menzionati dai partecipanti ci sono Lady Gaga, Kylie Minogue, i Maroon 5, i Queen. Uno studioso come Stefano Cappa, attualmente professore ordinario di neurologia presso lo IUSS di Pavia collega il tormentone a meccanismi cerebrali, facendo un collegamento tra tormentoni e stereotipie.
Potremmo chiudere addirittura qui sostenendo che l’emozione investe gli ascoltatori in base alla loro preparazione musicale? Probabilmente sì. Mancherebbero all’appello temi centrali che riguardano il come creare un brano di successo, cosa sia l’originalità di un brano, la sua produzione e distribuzione (importantissima), la centralità dell’interpretazione (sia strumentale che vocale). Ne riparleremo, forse, in un altro articolo.
To be continued…