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02 Febbraio 2026 - Musica

Una nota di dovuta stima e riconoscenza per un artigiano dietro i "giganti" della musica pop italiana
  
ecCelso
 
Lo scorso 27 luglio ci lasciava Celso Valli, riferimento assoluto nella costruzione di un intero album o più semplicemente nella produzione di un singolo.

Una garanzia di qualità della musica pop; per molti addetti ai lavori un guru e un'istituzione; meno o per nulla conosciuto, invece, a quella massa che, però, con molta probabilità, sui suoi arrangiamenti e sulle canzoni da lui prodotte, si è innamorata, ha trascorso momenti spensierati, tristi, felici... insomma, ha vissuto una buona fetta della propria vita.

Celso Valli, per moltissimi cantanti italiani di successo, è stato il musicista che, con il suo mettere le mani in ogni canzone che gli veniva affidata, ha fatto sempre la differenza. Il punto di riferimento per le grandi ballate italiane degli anni '90 e 2000. Scelta vincente nella costruzione di un intero album o più semplicemente nella produzione di un singolo. Una garanzia di qualità e un gusto raffinato, essenziale e mai banale.

Lo sentivi quando in un CD o in un'orchestrazione sanremese c'era la mano di Celso Valli. Lo capivi perché gli archi, ad esempio, erano sempre a supporto di quel tessuto armonico che costituiva la canzone, non a caso era definito il padre del pop d'autore.

Valli non è stato solo un arrangiatore, ma un vero sarto del suono. La sua capacità di cucire addosso agli artisti l’abito perfetto ha reso immortali brani che oggi fanno parte del DNA culturale italiano.
Se decidi di parlare di Celso hai due possibili strade da seguire: o elenchi la sterminata lista di collaborazioni esaurendo lo spazio a disposizione oppure scegli un capolavoro tra i tanti arrangiamenti realizzati e provi a sottolinearne qualche aspetto che denota la maestria che lo ha contraddistinto.
È quello che ho deciso di fare parlando del suo punto più alto, a mio avviso, come arrangiatore, ovvero l’album Oltre di Claudio Baglioni.

Questo lavoro, ritengo rappresenti il vertice produttivo della musica leggera italiana: un album di canzoni che Valli ha contribuito a trasformare in una vera opera-mondo, anche per il coinvolgimento e il dialogo musicale che riesce ad intelaiare con i grandi musicisti internazionali presenti nella produzione. In questo lavoro Valli ha abbandonato il pop lineare degli anni '80 per una struttura densissima e stratificata. In brani come Io dal mare o Tamburi lontani, l'arrangiamento non è solo accompagnamento, ma un paesaggio sonoro dove convivono percussioni etniche, sintetizzatori d'avanguardia e strumenti acustici nobili. Pregevole il lavoro sulle dinamiche, in brani come Mille giorni di te e di me, mostrando la sua capacità di costruire un crescendo emotivo partendo dal nulla, lasciando inizialmente la voce di Baglioni quasi nuda per poi circondarla/vestirla di un'architettura orchestrale sontuosa ma mai ingombrante.

Infine, non posso non citare Stelle di stelle con la straordinaria Mia Martini, dove Valli sceglie qui una veste intima e quasi cameristica. L'arrangiamento è dominato da un pianoforte evocativo e un basso fretless supportati da una trama di tastiere eteree che creano un tappeto sonoro sospeso, simile a un crepuscolo. Questo vuoto sonoro iniziale serve a dare spazio ai respiri e alle sfumature dei due interpreti. Va anche detto che il materiale di partenza (le canzoni di Baglioni) era di altissimo livello, ma Celso Valli lo ha elevato ad un livello ancora oggi non eguagliato.

Ascoltatelo, se non lo conoscete: sentirete e comprenderete perché Valli è stato un arrangiatore ecCelso.

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