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16 Gennaio 2022 - Cinema

Il capolavoro di Elio Petri e le trame occulte del potere

Todo Modo
  
Todo Modo è un film che non smette mai di stupire per la sua meravigliosa estetica, un importante documento storico da tramandare ai posteri come esempio di cinema politico antagonista, ma anche come metafora della modernità, con le sue incredibili visioni e interpretazioni del reale. Il regista Elio Petri ha avuto il dono di prevedere (vedere prima) diversi accadimenti, perché conosceva la psicologia del potere, la studiava e la combatteva. La sua cifra artistica e la sua sensibilità lo hanno portato inconsciamente a raccontare storie che si sono avverate, indipendentemente dalla volontà di "conoscerle". Petri probabilmente possedeva la macchina del tempo perché nei suoi film ha sempre preconizzato di decenni e con precisione chirurgica il divenire della nostra società. Pensiamo a La Decima Vittima, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e a tante altre opere.

Nella sequenza iniziale che apre questo stupendo giallo metafisico è rappresentato il potere dell'allora Democrazia Cristiana e dei suoi epigoni più stretti e importanti, che si rifugiano in un bunker per svolgere gli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola mentre nel paese è in corso una pandemia con tanto di vaccinazioni obbligatorie. Scena che vista oggi fa impallidire! Il loro ritiro spirituale evoca gli eventi del mondo esterno o è quello che succede fuori la causa del loro occultamento dal mondo? L'eremo post-moderno di nome “Zafer” (Vittoria in turco) rappresenta una sorta di terra di mezzo, forse il regno dell'Ade, una piccola-grande bolla ultraterrena dove si svolgono i fatti attraverso regolamenti di conti e relativi omicidi rituali di tutti i partecipanti alla purificazione.

In realtà l’eremo di Zafer definisce la cosmogonia del potere con tutte le sue divisioni interne, gli scandali, i ricatti, le omertà, ma non si limita alla sola DC perché sviscera un archetipo valido per tutte le stagioni politiche e tutte le epoche. Un po' come fu per Salò di Pasolini, nel quale il fascismo rappresentato nelle sue perversioni più profonde altro non era che l'anarchia del potere e le sue ritualità sacrificali. Nel film ci sono diversi piani di lettura e fin troppi indizi esoterici che verranno studiati e compresi solo decenni più tardi. Per questo Todo Modo non rappresenta solo la previsione della destrutturazione della DC e della morte di Moro, avvenuta incredibilmente pochi anni dopo (meravigliosa e medianica l'interpretazione di un Gian Maria Volonté da Oscar), ma quella di un potere che venne silenziato e poi sostituito da una sovragestione più articolata che, in qualche modo, l'ha sempre contenuto.

La sostituzione nel film avviene attraverso agenti occulti che, omicidio dopo omicidio, elimineranno con un preciso contrappasso tutti gli attori che gestivano il vecchio cerchio magico, oramai obsoleto. Nessuno si salva in questo girone dantesco e gli esecutori nell'ombra sono incarnati da una figura silente, prima guardia del corpo dello stesso Moro (un uomo dei Servizi interpretato da Franco Citti) e poi carnefice per il grande reset in atto. Un semplice demiurgo senza volto che deve solo applicare il come agli eventi, una figura che oggi potrebbe essere incarnata da un sicario utilizzato per gli omicidi mediatici.

Omicidi verificatisi non a caso dal Mostro di Firenze a oggi, proprio perché gli anni ‘70 rappresentarono un grande spartiacque e aggiornamento del sistema su scala nazionale e globale. Il micromondo occulto con la sua liturgia nera si sviluppa proprio durante un altro reset, quello pandemico del macromondo, solo accennato all'inizio del film. Entrambi viaggiano in sincrono, perché così funziona quel linguaggio. Oltre a queste interessanti analisi e suggestioni, il film a un certo punto mostra minimali e quasi impercettibili cromatismi rosa che paiono soli lucenti in mezzo a tanta asfissiante oscurità, che sembrano volerci comunicare qualcosa di più di quello che appare. Tutto però diviene più chiaro e diretto quando il magistrato, intervenuto a scoprire cosa sta succedendo dentro l'eremo, viene a conoscenza del linguaggio esoterico utilizzato per gli omicidi in corso d'opera.

È lo stesso Moro/Volonté che descrive come funziona il rito e spiega al povero e incredulo magistrato, infarcito di conoscenza profana e nulla più, che le sigle dei nomi dei sacrificati, tra cui politici, grandi industriali, banchieri e loro roccaforti, rappresentano un codice onomantico che va a formare (in senso cronologico rispetto alle esecuzioni) la frase:"Todo modo para buscar la voluntad divina", cioè "Ogni mezzo per cercare la volontà divina". Scomponendo le parole, il rebus indicherebbe i nomi dei defunti e il perché sono stati uccisi, ovvero per una causa superiore, all'epoca essenzialmente di carattere e portata nazionale, oggi diremo più globalista. Un potere si sostituisce a un altro, attraverso il rito di sangue e il rispettivo contrappasso che descrive la vita e i peccati del sacrificato.

Una vera e propria purificazione, sia fuori che dentro l'eremo postmoderno e (non a caso) transumanista. Fuori il silenzio, la pandemia, l'adagio state a casa e vaccinatevi. Funzionava negli anni ‘70 e funziona ora, il linguaggio del potere non è affatto mutato.
Le evocazioni eggregoriche dei Todo Modo di ogni epoca vengono reiterate all'infinito. Oggi la visione aggiornata di questo antico refrain è narrata in termini più distopici, massmediatici e tecno-sanitari, tutto è decisamente meno vintage e più hi-tech e l'attuale finalità divina del potere sembra voler aggiornare il pianeta, non prima di aver risolto le sue labirintiche guerre interne e aver compreso chi sarà il nuovo araldo che lo guiderà. Domani è un altro giorno, ma, in qualche modo, sempre lo stesso.
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