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28 Aprile 2021 - Storie

Le sei corde del diavolo
 
Robert Johnson
 
Nella zona del Delta del Mississippi tra infinite piantagioni, nastri d'asfalto appena posati e spazi infiniti nel 1938 c'erano poche regole ma ferree, poca legge ma, senza ma, poca legge e molto blues.
 
La regola principale tra i bluesmen che frequentavano i locali era di non bere mai da una bottiglia già aperta; la seconda regola, ma questa probabilmente aveva la particolarità di essere piuttosto facoltativa, era evitare di sedurre la moglie del proprietario del club dove si sta suonando, o si suona abitualmente.
 
Ma provate a immaginare cosa può comportare il fatto di passare da essere nessuno a diventare il più grande musicista del vostro tempo: non c'erano molti giornali e gran parte dell'informazione, in special modo quella di questo tipo, era ancora tramandata di bocca in bocca e quindi i talenti che sbocciavano improvvisamente erano visti in tutto e per tutto come doni divini e le leggende molto spesso sono di gran lunga più interessanti della verità.
 
Sono anni duri negli Stati Uniti, le scorie della grande depressione dovuta al crollo del ‘29 sono ancora ben presenti e il retaggio della schiavitù è vivo e vivido, specie negli stati del Sud: in questo mondo si muove Robert che suona la chitarra, si arrangia come può e soprattutto odia il lavoro nei campi. Quindi la sua idea è semplice e lineare, decide di diventare un musicista, un bravo musicista, se dio o chi per lui vorrà il migliore, e ci prova, suona nei club ma non emerge, è solo un chitarrista nell'ombra, un uomo che suona la chitarra sì, ma senza slanci, pochi soldi, poche soddisfazioni. Magari dopo una serata triste e depressa Robert avrà pensato che forse la cosa migliore sarebbe stata trovarsi un lavoro "vero", ma sono dubbi che vengono e poi subito passano, o si fanno passare a forza di whisky, almeno credo che quello fosse proprio il suo modo di affrontare tale tipologia di pensieri.
 
Per cui un bel giorno il nostro Robert decide di sparire per un po', nessuno sapeva bene dove fosse andato, a molti sono abbastanza sicuro che la cosa interessò poco e che tanti altri nemmeno si resero conto della sua sparizione, ma tant'è. Robert dopo un po' ritorna e suona la chitarra meravigliosamente o almeno così raccontano, è probabile che la suonasse bene già prima ma come abbiamo detto le leggende sono di gran lunga più interessanti della verità: Robert suona la chitarra come se le mani che la toccano fossero sempre più di due, un'infinità di dita a muoversi su sei corde, una cosa che non si era mai vista né sentita prima. Alcuni dicevano che avesse imparato a suonare in un cimitero in piena notte insieme a un vecchio chitarrista divenuto cieco chissà per quale motivo, altri raccontavano che una notte Robert avesse incontrato un vecchio con un grosso cane legato a una catena, che questo vecchio gli avesse semplicemente accordato la chitarra e che da quel momento Robert fosse diventato Robert Johnson, il più grande chitarrista mai visto in quel buco di posto.
 
A questo punto inevitabilmente il nostro eroe inizia a diventare famoso, più che famoso famigerato visto il chiacchiericcio che si porta dietro, i club si riempiono, incide anche qualche disco, ma quello che era un bravo ragazzo che non voleva lavorare nei campi pian piano si trasforma nel prototipo di una rockstar, beve troppo, si porta a letto qualsiasi essere di sesso femminile si muova ad altezza palcoscenico, è coinvolto in molte risse.
 
Immaginate adesso questa figura che si aggira per le strade polverose di quelle zone rurali e deserte, questa figura minuta che si muove ai bordi delle strade in quelle sterminate praterie e campi di cotone, un uomo di colore con una custodia di chitarra rigida, ben vestito, ben pettinato e con gli occhi più penetranti che essere umano abbia mai avuto; dietro di lui poi la sua leggenda, che era semplice e sicuramente evocativa e in un certo modo affascinante, si diceva che a Robert a suonare la chitarra glielo avesse insegnato il Diavolo, che quel vecchio signore con un cagnaccio al guinzaglio fosse proprio il Diavolo in persona.
 
Ora, la forma del Diavolo noi non la conosciamo, per quanto ne sappiamo poteva anche essere simile a Woody Allen, ma la leggenda parla di un Vecchio e un cagnaccio e a noi sta bene così.  
 
Un giorno però Robert non rispettò la prima regola dei bluesmen e bevve da una bottiglia già aperta, dicono che a morire impiegò un lasso di tempo infinito, ma alla fine morì lasciando la sua leggenda e la sua maledizione. La sua storia è stata raccontata da molti, i fratelli Coen lo hanno inserito nel bellissimo film Fratello, dove sei? e c'è anche un documentario su Netflix che parla di lui, uno di quei documentari americani dove sembra che tutti dicano la più assoluta verità con toni entusiastici e quella luce sparata che appiattisce tutto il contesto, dandoci l'idea che negli stati Uniti ci sia sempre la stessa luce uniforme. Di Robert Johnson esiste una foto, un ritratto e si fa fatica a pensare che sia proprio tutta una leggenda la sua assurda e affascinante storia e il suo probabile incontro con il Diavolo, che per quanto ne sappiamo poteva proprio somigliare a Woody Allen - e quel vecchio della storia magari era soltanto un vecchietto con un cagnaccio.
 
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