La pazienza del corallo - InEsergo

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22 Aprile 2022 - Storie

Liberamente ispirato a “Nessuna nuova” di Lorenzo Marciante
 
La pazienza del corallo
 
“Nessuna nuova
Dal fronte del nulla.
L’unica certezza è che esisti
è che occupi
una porzione di mondo.

Le parole circolari
mi hanno confuso.
I gesti tiepidi
mi hanno nauseato.

I bordi dei piatti stridono
come le contraddizioni
nascoste sotto i sorrisi.

In questa trincea
Il tempo è secondario;
lo spazio diventa essenziale.

Ed io invidio
la pazienza del corallo.”

Lorenzo Marciante


Pesciolini rossi chiazzati di bianco navigavano senza una meta apparente nella scatola di vetro del televisore, a piccoli branchi; poi, a un segnale invisibile, si nascosero nel viola delle anemoni, dove i predatori non avrebbero potuto inoltrarsi. Erano pesci pagliaccio dei caldi mari tropicali.

Mentre ancora sbattevano le pinne per mantenersi al coperto, l'inquadratura si ritirava, mostrando che accanto a loro fiorivano rami multicolor di coralli. Era una vista ammaliante. La placidità dei rami ondeggianti al ritmo lento delle onde si fondeva nella calma della voce narrante. E lui era lì, su quella poltrona, tremante di freddo e d'età. Altro che mari tropicali!

Nonostante le apparenze, i coralli non sono rocce, né tantomeno piante; sono animali. Si tratta infatti di colonie di minuscoli esseri che la scienza chiama polipi e che accrescono la propria casa fatta di carbonato di calcio con un ritmo che varia da specie a specie, ma che nel corallo rosso si aggira sui 2 millimetri l’anno…

“Accidenti!” Pensò. "Hai sentito?" disse ad alta voce rivolto verso la cucina. "Che cosa?" rispose la sua ultima moglie mentre rigovernava i piatti. Stava giusto per darle quella notizia straordinaria, ma il sapone sulla spugna fece stridere i bordi del piatto di un suono lungo e odioso. La lasciò perdere. Lui non aveva la pazienza del corallo, mai avuta. Era invece testardo e volubile. Si era messo in testa di fare così tante cose in vita sua; lo prendeva una donna, un luogo, un affare lontano e impossibile e si dava da fare per ottenerlo. Ma mentre lo faceva, mentre era sicuro di quello che voleva, ecco che tornava la meraviglia di qualcos'altro mai visto e mai tentato. E allora lasciava questo e iniziava quello: così aveva sempre fatto.

E ora era vecchio.

Si mise a fare i calcoli di quanto sarebbe cresciuto se fosse stato un corallo. Due millimetri l’anno, cioè un centimetro ogni cinque anni… sarebbe stato un corallo piuttosto alto. E qui un altro pensiero si accavallò, proprio come un’onda più grande segue la prima e mentre questa si ritira vi si scontra e lascia il mare piatto per qualche istante. Così i suoi pensieri si annullarono, anche l’interesse per il mare sparì. Gli ritornava alla mente un nome, perduto ormai da tanto. E si pentì, si pentì di averlo lasciato, quel nome, sulla riva di qualche continente. Da tempo non ne sapeva più nulla. L’unica certezza è che esisteva, che occupava una porzione di mondo.

In quel momento il flusso d’acqua nel lavandino in cucina si arrestò. Sua moglie passò dalla cucina al tavolo accanto alla poltrona, si sedette e lo guardò seria. “Senti, domani ci devono pagare l’affitto. Li ho già avvisati, passi tu da loro, no? Tanto devi già uscire per la spesa. Non te lo dimenticare, per favore. Già che ci siamo, dovremmo parlare anche della ristrutturazione della casa al mare. Lo sai che dobbiamo farla.”

“Sì, cara, certo” rispose lui dalla poltrona marrone in cui ormai il suo fragile corpo sprofondava. Le mostrò un sorriso perfetto. "Però non adesso, fammi finire il documentario. Tu vai pure a letto, ti raggiungo dopo". No, non sarebbe andato a discutere con lei al tavolo. Quello era il suo spazio essenziale, la sua trincea di guerra. L'unico spazio della casa che gli era rimasto. Anche lei sorrise. E sotto i sorrisi le contraddizioni stridevano come stridono i piatti. Lo guardò per qualche altro secondo, poi si alzò. “Va bene, ne parliamo dopo. Non perdere troppo tempo alla TV”.

“No, certo” rispose mentre lei usciva.

Così rimase solo e al buio, illuminato unicamente dalla scatola televisiva come fosse un caminetto. Di quello che dicevano non gli importava più. Contò due minuti, poi abbassò il volume fino a farlo sparire. Guardava un punto indefinito, in alto. Le immagini scorrevano ora mute sulla superficie interna dei suoi occhiali. Le lacrime scendevano a fatica tra i solchi del volto e incontravano le pieghe di un sorriso. L'unica certezza è che esisteva, che occupava una porzione di mondo.

“Margherita!”, pensò ad un certo punto, quasi disperato, quasi orgoglioso. “Figlia mia, che corallo che sarai diventata ora!”.


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