Finire i colpi - InEsergo

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14 Novembre 2021 - Storie

Il signor Greyson e la difficile convivenza tra vivi e non morti
 
Finire i colpi
 
Tutto cominciò un giorno come tanti; un lavorativo senza dubbio. Era il dopopranzo, una miriade di gente occupava i tavolini del bar lungo il fiume. Coppie più e meno giovani sorridevano davanti al caffè. Usciti dall'ufficio, gruppi di colleghi si allentavano la cravatta, ridevano; qualcuno semplicemente appoggiava la giacca alla sedia accanto e si godeva il sole in silenzio. C'era di che ringraziare la vita, quel giorno. E in fondo lo sapevano; lo sentivano lì, in sottofondo al silenzio, alle chiacchiere o alle polemiche improvvisate. In mezzo ai succhi d'arancia e ai calici macchiati di rosso, con i camerieri che venivano a portare il conto sorridenti. Erano felici e fortunati. Per breve che fosse, quel momento era loro: c'erano dentro. Erano in prima fila a teatro. E infatti lo spettacolo iniziò.

Di lì a poco, in mezzo al mosaico di tavoli, qualcuno si alzò in piedi, esitando, e indicò il fiume lì accanto. La voce passò veloce tra i tavoli, il chiacchiericcio divenne mormorio; tutti si misero a guardare l'acqua, finché, entro un minuto, nessuno ebbe più voglia di ridere o parlare. Dal fiume iniziava a scendere a valle una quantità impressionante di corpi galleggianti. Scendevano isolati, a volte; altre a gruppi; e siccome la corrente non era forte, restavano per un bel po' a vista prima di sparire dietro l'ansa del fiume.

Erano di tutte le età e di entrambi i sessi. A giudicare dai vestiti, dovevano essere stati dei poveracci. Qualche anziano miserabile si riconosceva dai capelli bianchi che fluttuavano sull'acqua in modo scomposto. La folla degli spettatori tratteneva il respiro, qualcuno piangeva a dirotto. Nessuno se ne andò prima che la fine del giorno impedisse di distinguere alcunché. Il primo giorno fu quello di maggiore affluenza, ma lo spettacolo si ripresentò a sprazzi per tutta la settimana. Poi finì. E da lì iniziò tutto.

La convivenza con i non-morti non è sempre stata facile; del resto, si capì subito che il problema era ineliminabile. Erano troppi. Perciò ci vollero prima alcune campagne militari per tenerli a bada; e solo allora, quando se ne ridusse il numero in modo accettabile, si permise loro di vivere a contatto con noi. Tutto questo impegnò almeno alcuni mesi. Poi per necessità la vita riprese a correre come prima, con qualche piccolo adattamento. In fondo, erano stati esseri umani anche loro.

All'inizio di un giorno qualsiasi, il signor Greyson uscì di casa, di mattina presto, per andare a lavorare. Era piuttosto nervoso; il capo gli aveva detto chiaramente che voleva parlargli e per questo non era riuscito a dormire granché bene. Poco dopo aveva fatto bruciare il caffè. Per fortuna almeno non pioveva, si disse uscendo di casa. Sul corso principale un via vai di uomini e donne dall'umore non troppo diverso dal suo, con valigette simili alla sua, andavano di passo svelto in direzione del quartiere dirigenziale. Gli Ospiti (come venne deciso dal governo di chiamare i non-morti), brancolavano come sempre in mezzo alla strada, troppo deboli per essere pericolosi per chiunque.

In effetti le loro abitudini erano mutate. Non potendo aggredire direttamente gli esseri umani, per cibarsi cercavano goffamente di mettere le mani sul cibo che vedevano in giro. Alcuni pietosi abitanti lasciavano gli avanzi della cena fuori dalla porta di casa prima di andare a dormire, in modo che non disturbassero chi decideva di godersi un croissant notturno mentre passaggiava. Si tollerava la loro presenza solo fino alle otto, orario in cui venivano rimossi meccanicamente, per permettere ai commercianti del corso di aprire bottega e ai passanti di riempire la strada senza correre alcun rischio. Ora però erano ancora le sette.

I lavoratori mattinieri li schivavano, se non richiedeva troppo impegno; altrimenti era meglio usare i dissuasori di cortesia. Ogni Ospite infatti aveva ricevuto un piccolo impianto di scarica di modesta potenza, azionabile con un pratico pulsante fornito in dotazione alla popolazione. L'Ospite riceveva una forte scarica e si allontanava, cosa che permetteva sia di procedere di buon passo sia di non picchiare gli Ospiti fisicamente, come si faceva prima. La gran parte dei passanti si era abituata a dissuadere gli Ospiti senza guardarli, in modo pressoché automatico.

Così faceva anche il signor Greyson. Aveva già dissuaso un paio di Ospiti in più della norma, per non perdere troppo tempo. E poi successe il guaio. Due Ospiti gli vennero incontro insieme dondolando, attratti da qualcosa nella sua valigetta. Li dissuase a breve distanza, senza fermarsi, ma inaspettatamente, al posto di dividersi, la scarica li fece cozzare tra loro e rimasero lì in mezzo. Due secondi dopo i tre corpi si scontrarono. Andava così spedito che i non-morti non si resero conto subito di avere un vivo a portata di mano, così il signor Greyson spintonando li divise e riuscì a passare nel mezzo, ma un secondo dopo una mano afferrò il braccio con la valigetta all'altezza del polso e lo costrinse a girarsi. Fu lì che il signor Greyson si infuriò.

Il contatto della schifosa carne del non-morto con il suo polso lo nauseò e d'istinto lasciò cadere ciò che portava. L'Ospite che lo aveva afferrato guardò per un attimo la scena a bocca aperta, poi si lanciò senz'altro sulla valigetta. Ma il signor Greyson fu pronto. Premette a lungo il pulsante finché la scarica non costrinse l'Ospite a strisciare debolmente.
"Schifosi! Piombate da noi così, all'improvviso, e venite pure a rubarci il cibo, vigliacchi!"

Poi estrasse il dissuasore di difesa, a dieci colpi, (anche questo era stato dato in dotazione, da usarsi in caso di necessità) e mirò alla testa. La pistola fece clic a vuoto. L'Ospite intanto allungò le mani sulla valigetta, riuscendo ad aprirla con la forza della fame, ma lui lo colpì sulla testa con il calcio della pistola, facendogli ritrarre le mani, e continuò a picchiarlo sulla testa una, due, tre volte. E avrebbe continuato, finché una voce disse: "Permette?"

Senza aspettare risposta un uomo baffuto e col cappello lo scostò di lato e sparò in testa all'ospite, che cadde a terra con le braccia distese. Dalla mano sinistra uscì fuori un involto sferico di carta semitrasparente che rotolò sulla strada, rivelando un soffice panino al salame. Il signor Greyson si voltò a guardare il nuovo arrivato. "Di che si impiccia lei?" disse a muso duro. "Infierire in quel modo con gli Ospiti è da maleducati. Non ha niente di meglio da fare? Guardi di impiegare meglio il suo tempo." disse l'uomo baffuto riprendendo la sua strada.

"Io faccio quello che mi pare" gli urlò dietro il signor Greyson. Poi raccolse il panino  da terra, lo guardò schifato e lo gettò in un cestino lì accanto. Imprecò a lungo, poi guardò l'orologio e si affrettò per recuperare il tempo perduto, camminando a testa bassa. Ma al lavoro, per forza di cose, arrivò tardi. Forse per quello, forse perché lo aveva già deciso, il capo gli disse che sarebbe stato il suo ultimo giorno in ufficio.

Così nacque e crebbe l'odio del signor Greyson verso gli Ospiti.





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