Il Vaticano e il caso Emanuela Orlandi - InEsergo

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Il Vaticano e il caso Emanuela Orlandi
 
La sparizione di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, avvenne il 22 giugno 1983, mentre la ragazza rientrava a casa dopo le lezioni di musica. Il fatto divenne uno dei più celebri casi irrisolti della storia italiana e vaticana, con implicazioni e sospetti che coinvolsero e chiamarono in causa lo stesso Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le Opere di Religione, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi stati, nonché la Banda della Magliana e alcune organizzazioni terroristiche internazionali.

La vicenda fu collegata a quella di un'altra adolescente romana, Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata. All'indomani della morte di Benedetto XVI, avvenuta curiosamente proprio il 31 dicembre, il Vaticano per conto dello stesso Bergoglio e della sua fazione interna, quella gesuita e progressista, decide finalmente di aprire la prima inchiesta ufficiale sul caso di Emanuela Orlandi.

Contemporaneamente, esce un libro del braccio destro di Ratzinger, l'arcivescovo Georg Gänswein, dal titolo – emblematico - Nient'altro che la verità, dove vengono dedicate solo cinque pagine alla vicenda Orlandi e dove si afferma che non esiste nessun "Rapporto Orlandi". Lo stesso arcivescovo, come ha testimoniato l'avvocatessa della famiglia Orlandi Laura Sgrò, aveva inizialmente parlato dell'esistenza del dossier, e dello stesso fascicolo si era parlato nel caso Vatileaks. Dossier che diversi soggetti avevano confermato esistesse, come il defunto Paolo Gabriele, ex-maggiordomo di Georg Gänswein, o il capo della gendarmeria vaticana Domenico Giani.

Il fratello Pietro Orlandi conosceva molto bene queste persone che all'epoca parlarono dell'esistenza di questo fascicolo segreto. Oggi, forse, è l'ultima occasione per fare luce su uno dei più labirintici misteri della nostra storia, ma la verità, se trapelerà, sarà solo parziale, perché questo mistero coinvolge i servizi segreti vaticani, italiani, la CIA, l'Opus Dei, Papi, cardinali e tantissimi altri attori e depistatori di ogni latitudine.

Durante il pontificato di Benedetto XVI e ancor prima quello di Wojtyla, la vicenda Orlandi fu vergognosamente occultata, depistata e ignorata. Lo stesso terribile silenzio è continuato nei primi dieci anni di pontificato di Papa Francesco perché i tempi ecclesiali non erano ancora maturi e uno dei capi della fazione avversa era ancora in vita.
Ora la strategia del silenzio non regge più e le due fazioni in guerra all'interno della chiesa romana cercano di intestarsi la verità, probabilmente più per ragioni di potere e di scacchiere politico interno che di ricerca dei colpevoli.

Pietro Orlandi ha detto pubblicamente che all'inizio del pontificato Papa Francesco gli aveva confessato che sua sorella era morta, senza però aggiungere altro.
Oggi, dopo il decesso di Ratzinger, la situazione politica interna al Vaticano evidentemente è mutata e questo famoso rapporto sul caso Orlandi potrà essere una buona arma ricattatoria contro la fazione conservatrice, coinvolta a piene mani sulla vicenda.

Al netto delle confessioni del terrorista Alì Agca, che sostiene che la Orlandi sia ancora viva da qualche parte, che si addebita l'attentato a Wojtyla, che tratta e ritratta, che parla addirittura di poteri occulti che presiedono la chiesa stessa, al netto dei depistaggi dei servizi, dell'omertà dei politici, dei magistrati e delle manipolazioni della malavita, strumentalizzata in diversi modi dalla sovragestione, traspare una terribile verità sulla pelle di tanti innocenti. Un labirinto dell'orrore che attraversa pedofilia, Opus Dei, Banco Ambrosiano, omicidi, P2, faide interne, entità che sacrificano vittime per diversi ricatti, veri e propri rituali. Rituali che avvengono contemporaneamente, come da prassi, su più piani della piramide. Alla sua base troviamo la pedofilia di alti prelati che, a loro volta, potranno essere manipolati nel corso del tempo come vittime, per logiche interne.

Poi troviamo i tanti depistatori e le suburre che operano come terre di mezzo, coinvolti per le conseguenze che si vengono a creare durante la strategia del silenzio.
Subito dopo, i servizi segreti di diversi paesi, che pilotano la vicenda, spostando i bersagli, creando di fatto la fiction e la sua sceneggiatura. Infine, i cosiddetti poteri occulti interni ed esterni al Vaticano, che attraverso vicende criminose dirigono la politica interna della chiesa favorendo o sfavorendo una delle due fazioni in lotta da sempre, quella conservatrice e/o quella riformista, all'interno di un gioco geopolitico più ampio, dove lo stesso Vaticano diventerebbe solo uno degli elementi in campo.

Questi poteri occulti comunicano attraverso messaggi, rituali, strumentalizzando vicende, facendo parlare candidati manciuriani come Alì Agca, mettendogli in bocca alcune verità, mezze verità e menzogne, ben sapendo che chi sa leggere tra le righe potrà discernere le verità da tutto il resto. Il caso Orlandi appartiene sia ai crimini del micromondo, sia a quelli del macromondo, ed è per questo motivo che dopo 40 anni stiamo ancora aspettando di scoprire cosa è successo realmente. Gli attori coinvolti a diverso titolo sono innumerevoli, sopra di loro una sovragestione utilizza questa liturgia nera per stabilire ruoli e nuovi corsi.

Il 14 gennaio 1968 nasceva Emanuela Orlandi, pochi giorni fa avrebbe compiuto 55 anni: speriamo e confidiamo che venga svelato l'arcano, almeno parzialmente. I tempi sono decisamente maturi per la ricerca della verità.
Amen.




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