Il critico interiore - InEsergo

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08 Gennaio 2023 - InterEssere

Osservazione, consapevolezza e scoperta di sé

Il critico interiore

"A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio".
Italo Svevo

Una vita più consapevole e piena può essere realizzata iniziando dall'osservazione e dal riconoscimento di tutte le parti che formano quella che, in modo inesatto, viene abitualmente chiamata personalità.  Illuminare e integrare la costellazione delle parti che si presentano a seconda delle circostanze è fondamentale per vivere in modo responsabile, appagante ed etico. In questa ricerca una parte che influenza pesantemente le nostre scelte è sicuramente il cosiddetto Critico Interiore.

Nel libro "Il critico interiore - Come trasformarlo in un potente alleato" (Editoriale Futura, 2002) le due autrici, Hal e Sidra Stone, indicano il “critico” come quella voce che abbiamo interiorizzato molto presto e che ci fa guardare a noi stessi in modo distorto e ricco di biasimo.

La “figura” del Critico Interiore è riscontrabile in diverse culture, differenziandosi a seconda dei valori prevalenti nelle stesse. Essa non è di per sé ‘negativa’: ciò che le dà una connotazione è l'influenza che la sua ‘voce’ ha su di noi e il modo in cui scegliamo di rispondere, consapevolmente, al suo disappunto o giudizio negativo.

Qual è il compito del Critico Interiore?

Fin dalla più tenera infanzia il compito del Critico Interiore è stato quello di spingerci principalmente verso una determinata direzione allo scopo di migliorarci e di proteggerci dal giudizio altrui e quindi dal rischio di perdere l'amore e l'approvazione dei nostri caregiver. Dunque, per paura e per soddisfare il nostro bisogno fondamentale di sicurezza e appartenenza, abbiamo iniziato ben presto a credere che avremmo aumentato la nostra possibilità di sopravvivenza compiacendo gli altri invece di mostrare il nostro vero Sé. Fondamentalmente, invece di imparare a sintonizzarci con il nostro mondo interiore e a sentire ciò che è vivo in noi, abbiamo tradito la nostra vera essenza per non restare soli. Secondo questa prospettiva, diventa meno importante capire "chi siamo e cosa vogliamo", rispetto a porre attenzione a cosa immaginiamo che gli altri ci stiano chiedendo di essere o di fare. E così, la voce del Critico Interiore, facendo eco alle parole delle persone che si prendono cura di noi, diventa la nostra principale e inflessibile autorità interna.

Personalità e sé primari

Più precisamente, questa personalità è costituita da un gruppo di sub-personalità o sé primari che ci consigliano di adattarci all'ambiente per non rischiare di perdere le cure e, in definitiva, per non essere abbandonati. Più spazio daremo a questa personalità primaria più è probabile che ci plasmeremo alle richieste esterne e quindi ci allontaneremo dalla nostra "impronta psichica originaria". Per riassumere e semplificare un po', anche se l'intenzione del nostro Critico Interiore, in sinergia con i nostri sé primari, è quella di proteggere il Bambino Vulnerabile, spesso finisce per costringerlo a vivere in una gabbia dorata.

"Prima di scoprire di essere costituiti dai vari sé, noi pensiamo di essere i nostri sé primari, siamo convinti che il gruppo dei nostri sé primari, cioè la nostra personalità che abbiamo sviluppato per proteggerci, ci rappresenti veramente. (...) Il gruppo dei sé primari viene chiamato Ego operativo e quando è al controllo della nostra automobile psicologica, al controllo non siamo noi, ma i sé primari che sono forti in quel momento".

Ad esempio, se il nostro sé primario attivo è il perfezionista, il Critico Interiore sarà molto attento a comunicargli tutte quelle volte in cui non abbiamo raggiunto standard d'eccellenza. E ad ogni traguardo l'asticella verrà spostata sempre un po' più avanti.

Una via verso la consapevolezza

Portare consapevolezza su questo meccanismo può essere un'ottima via per allentare le pressioni del Critico Interiore, dare visibilità ed equilibrio a tutte le altre parti "rinnegate" e in definitiva vivere una vita più onesta, autentica e libera. I sé rinnegati sono quelle parti di noi che faticano a venire alla luce perché le nostre modalità abituali lo impediscono. Ad esempio, la nostra parte che vuole tenere tutto sotto controllo cercherà di non fare emergere quella più spontanea e libera per impedirci di vivere una situazione in cui potremmo sentirci stupidi o inadeguati. Ciò sollecita a sua volta il Critico Interiore che porterà ulteriormente la sua censura perché, ricordando bene la sensazione di sofferenza o disagio che abbiamo vissuto nel passato, non vuole farcela sperimentare nuovamente.

Tuttavia, prendere le distanze dal Critico Interiore, ridimensionare la pressione della sua voce e capire come "sollecita" i nostri , modifica il modo in cui essi "agiscono su di noi e per noi", permettendo al nostro "Ego consapevole" di acquistare forza e riprendere il suo posto di guida.

Infatti, illuminando coraggiosamente tutte le nostre parti e osservando come interagiscono, facendo chiarezza sui nostri processi interiori, potremo sviluppare una grande capacità di discernimento, accoglienza e accettazione, riprendendoci il nostro potere di autori, e non semplicemente di attori, della nostra vita e assumendoci quindi la responsabilità di scegliere la strada più aderente alla nostra vera essenza.


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