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Chissà se le scimmie vanno in paradiso - InEsergo

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Storia di una missione spaziale e di una libertà che non parla la lingua degli uomini

Chissà se le scimmie vanno in paradiso
  
Chissà se le scimmie vanno in paradiso - aveva detto un pezzo grosso del controllo missione. Già, chissà - ho pensato io.
 
Hanno avuto l’idea da un fumetto, grandi applausi. Università prestigiose, corsi di studio, magari i genitori che hanno fatto quattro lavori per poter dire che loro figlio o figlia lavorava al programma spaziale e loro prendono l’idea da un fumetto, un cazzo di fumetto. Se avessi saputo parlare glielo avrei detto, li avrei insultati, ma nemmeno il linguaggio dei segni capivano questi stronzi.
 
Elettrodi, analisi, prelievi, flebo, pillole, a volte sadicamente supposte, attese, mi hanno pure tolto il mio peluche, sapeva di casa, o quello che per me era casa. Chi l’ha mai avuta una casa.
 
Sapevo che c’erano gli alberi, alberi giganti, con una circonferenza enorme. Cos’è una circonferenza? Che diavolo ne so, il vecchio William mi raccontava di questi alberi, io lo stavo ad ascoltare, a volte mi perdevo, distratto da qualche pacchetto di patatine, cavolo se mi mancano le patatine. Erano buone le patatine.
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso! William lo saprebbe, William era vecchio come un albero, era gigante e fragile come un albero; William sapeva un sacco di cose ma aveva deciso di dimenticarle, era più semplice fare la scimmia.
 
Stavo in una gabbia, me lo ricordavo a malapena il cielo e loro mi ci stavano per mandare, dicevano che la scienza lo pretendeva, dicevano che lo stronzo miliardario che stava finanziando tutto voleva una scimmia, voleva la scimmia più carina, più “televisiva” diceva lui, dicevano che la bellezza era importanza. Ero una bella scimmia mi sa, ma a me non importava, la gabbia era uguale alle altre.
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso. Chissà com’è il paradiso delle scimmie, sarà finalmente casa, magari mi spiegheranno cos’è una circonferenza.
 
Facevo degli esercizi interessanti: prendevo forme, le mettevo dentro dei buchi corrispondenti e mi davano una banana, tiravo una leva e mi davano del cioccolato, schiacciavo il bottone giusto e mi davano le noccioline. È così avere un lavoro - diceva il vecchio William. È così avere un lavoro.
 
Io ho un lavoro importante, così ho capito, sarò il primo essere vivente a incontrare “Loro”. Il miliardario dice che c’è la remota possibilità che “Loro” siano quello che gli umani chiamano Dio.
 
Capito?! Gli umani, a incontrare Dio, mandano una scimmia: che non parla, non sia mai che debbano dare delle spiegazioni.
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso, magari troverò il modo di chiederlo a Dio, io mica sono una scimmia qualunque! Sono una scimmia importante, la prima scimmia a incontrare “Loro” o “Lui”.
 
Il giorno del lancio erano tutti emozionati, Sally piangeva. Sally si era sempre occupata di me, da quando ero cucciolo; Sally conosceva il linguaggio dei segni ma mi ha detto soltanto ciao. Sono solo.
 
Mi hanno sparato a grandissima velocità, dovevo tirare una leva quando si accendeva una luce, chissà se avrei ricevuto una banana o del cioccolato, magari entrambi, quella è una leva importante.
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso, chissà se questa è la strada per il paradiso.
 
Mi sento leggero, come se non pesassi niente, fuori è tutto nero, si chiama spazio, e sono solo. Solo come dentro la gabbia. Alla fine, è una gabbia più grande, solo che fuori dalla gabbia è tutto più grande e più nero.
 
Fuori dalla gabbia è infinito, dentro la gabbia è sempre una gabbia, ma c’è una leva, una luce, delle banane e del cioccolato.
 
Il Dottore giovane diceva che le scimmie non hanno il senso del tempo, il Dottore giovane si sbagliava: lo sento il tempo che passa, anche se ogni tanto, chissà perché, mi addormento e mi risveglio più vecchio, più indolenzito. Ogni tanto vedo il mio riflesso e somiglio al vecchio William ma so meno cose.
 
...
 
Non lo so quanto è passato, non lo so quanto ho dormito, non lo so, mi sento stanco anche se ho dormito, vorrei giocare, parlare con qualcuno, mangiare, stare dentro la mia gabbia, questa gabbia mi ha stancato.
 
Si accende la luce finalmente e finalmente tiro la leva.
 
Tutto diventa bianco, mi abbaglia, come quando fissavo il sole...il sole!
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso, chissà com’è il paradiso, chissà se ci sono le patatine.
 
Arrivo dentro la luce, due mani mi tolgono il casco, mi sento vecchio, mi sento meno solo però, sento che mi capiscono.
 
“Loro” sono tanti. Forse giù non hanno capito bene, forse li hanno sopravvalutati, però mi capiscono e mi parlano, forse non è il paradiso, ma mi danno da mangiare.
 
È una roccia che vaga nello spazio, ci sono alberi, ci sono fiumi e laghi, altre scimmie, altri “Loro”. Loro sono alti e sembrano calmi e tranquilli, mi dicono che Loro non sono quello che noi chiamiamo Dio, che però lo conoscono, mi dicono che se voglio posso restare lì, che quello non è il paradiso delle scimmie, però mi dicono cos’è una circonferenza e tante altre cose che nessuno mi aveva mai detto.
 
Vaghiamo nello spazio, ma non è più una gabbia, ho tirato la leva quando si è accesa la luce, ho avuto il mio premio, sono stata una brava scimmia, una scimmia importante, la prima scimmia a parlare con “Loro”.
 
Chissà se le scimmie vanno in paradiso. Io non lo so, però adesso non sono più in gabbia.
 

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