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08 Agosto 2022 - Storie

Confessioni di una influencer
 
Barbie - Turici
 
Dicono che non ci sia nulla di nobile nella povertà: penso abbiano ragione. Però nemmeno essere felici o fingere felicità a intervalli regolari di otto secondi non è una gran bella vita.
 
Mi chiamo Barbara e faccio la Influencer, la Content Creator, la Tiktoker… insomma avete capito. Appartengo a una di quelle categorie che insieme ai percettori del reddito di cittadinanza sono state assurte a male assoluto. Un gradino sotto Satana in persona e un gradino sopra i pedofili senza rimorsi di coscienza.
 
Sono schifosamente ricca, certo è una condizione passeggera, mi regalano cose che potrei comprarmi, e chi mi odia mi odia tanto, altrettanto chi mi ama, mi amano e mi odiano in maniera incondizionata. Anche questo passerà, passa tutto, e le categorie da odiare diventeranno altre, di gente da odiare è pieno il mondo, fondamentalmente ormai viviamo solo per quello.
 
Dicevamo del mio lavoro. Posso influenzare alcune decisioni, ma chissà perché mi limito a parlare di trucchi e vestiti. Perché? Perché posso farlo, perché so farlo, perché è semplice, più semplice di convincere la gente che dici la verità quando sconsigli una taglia che non è la loro, quando stai tutto il giorno a piegare vestiti che qualcuno con maleducazione sgualcirà di nuovo. E ancora. E ancora. Faccio la Influencer perché non tutti devono essere geni, non tutti devono scoprire la cura contro il cancro. Perché? Perché è così.
 
Ho accettato l'odio, la mediocrità, i giudizi sprezzanti. Perché? Perché posso.
 
Certo è difficile mantenere una pelle splendida, ancora più difficile credere a quello che dico, se mi fermo a pensare a volte sto male e rimpiango una vita normale, anche se poi, volendosi porre una domanda fortemente scontata, cosa è normale?
 
Si è vero, posso. Posso influenzare l'umore di milioni di ragazzine e ciò dovrebbe farmi stare bene, ma a volte mi sento lontana dal cielo, lontana come un nano che prega – e perdonatemi la scorrettezza. E allora ho scoperto le pillole, perché a furia di pregare mi sono sentita molto più lontana dal cielo di un nano che prega, e fingere la felicità non somiglia per niente alla sensazione che hai quando la provi.
 
Ero bella ma era il 2019, in un mondo che gira a otto secondi alla volta quattro anni è un'era geologica.
 
Quattro, cinque, sei pillole e via, a sorridere, ritmo cadenzato, pelle splendida e nessun rimpianto (per citare quel gruppo degli anni ‘90), dovrebbero inventare un microchip emozionale, in un modo o nell'altro, sono abbastanza sicura che Elon Musk ci stia già pensando.
 
Domani ci sarà un sole fastidioso, mi farò vedere in spiaggia e poi basta, poi pausa.
 
C'è bisogno di una pausa, anche da una vita meravigliosa, c'è sempre bisogno di una pausa tra un sorriso prolungato e un broncio isterico.
 
Sette, otto, nove pillole colorate, sembrano coriandoli, servono a gestire l'odio, la moralizzazione, i sensi di colpa che mi lanciano addosso, ma non è mica colpa mia se non siete influencer, se quello che avevate da dire non lo avete detto, non è colpa mia se non sapete usare un mezzo a disposizione di tutti, non è colpa mia se per una volta non potete dare la colpa ai privilegi, ai diritti di nascita, alla stirpe. Perlomeno non sempre, ecco, mettiamola così.
 
Dieci, undici, dodici pillole, sembro una Barbie, direi che sembro Barbie-Turici, ma sarebbe così tagliente che rischierei di far indignare il web, il web si indigna spesso e se sbagli può finire tutto e torni a lavorare, perché poi è un attimo e tutti faranno finta di non conoscerti più, tutti tranne i morti di figa, quelli sono fedeli, in un certo senso.
 
È una bella notte, sta finendo l'estate e ora devo andare in vacanza da un'altra parte, sarà sempre per lavoro. A volte desidero una vita normale, dico sul serio, un marito magari non bellissimo, dei figli, magari non belli ma abbastanza vivaci da sembrare bambini, una casa, un giardino, un cane, un lavoro, piegare magliette per gente che le sgualcisce, non arricchirmi, non farcela più.
 
E poi con i bambini si potrebbe fare un bel blog, un diario di viaggio, dei bei TikTok, ci metterei anche il cane, con i cani e i bambini non ti ferma nessuno. Altro che vita normale.
 
Tredici, quattordici, quindici pillole, Sylvia Plath era brava, lo faceva sembrare vero, io non sono lei, io so esattamente quando fermarmi, Barbie ha smesso di essere stupida negli anni ‘60. Siete voi che ancora non lo avete capito.





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