L’incredibile storia del signor Yamaguchi - InEsergo

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08 Agosto 2021 - Storie

L’uomo che sopravvisse due volte alla bomba atomica
 
L’incredibile storia del signor Yamaguchi
 
“Le uniche persone che dovrebbero poter governare i paesi con armi nucleari sono le madri, quelle che stanno ancora allattando i loro bambini”
Tsutomu Yamaguchi

Molti guru dell'autorealizzazione affollano i social e li riempiono di teorie e dogmi e sostanzialmente ci dicono tutti quanti che la fortuna non esiste, che è l'uomo a fare la sua fortuna come peraltro recita un proverbio latino che non citerò perché non conosco il latino e non voglio darmi un tono citandolo. Dicevamo: la Fortuna, il Caso, il Fato. Quella roba lì di fatto ha mille nomi ed è la chiave di volta di molti libri e moltissimi film.

Il Caso in alcune circostanze recita il ruolo di motore degli eventi, in altri casi - perdonate il gioco di parole - è proprio la ragione per cui determinati accadimenti non si verificano affatto. Molto è legato al Caso, al di là della determinazione che ognuno di noi può mettere o non mettere nelle azioni che compie e nella vita che sceglie di vivere: si possono avere ambizioni sconfinate ma se uno nasce nel posto sbagliato del mondo non dico gli sia impossibile realizzarle ma quantomeno complicato si, diciamoci la verità.

Se si parla di fortuna o casualità viene spesso in mente un evento da cui siamo scampati, un episodio che raccontiamo con foga soffermandoci sui particolari più curiosi, più che altro per affermarne la veridicità, sottolineando che proprio per puro e semplice caso vi ci siamo trovati dentro e liquidandolo in modo anche superficiale dicendo semplicemente che no, non era il nostro destino.

Pertanto, basandoci su queste conoscenze circa la superstizione e su altre basi non scientificamente supportate, come peraltro piace ai più in questo periodo storico, possiamo tranquillamente affermare che Tsutomu Yamaguchi al netto di ogni punto di vista, dal più ottimista al più nichilista, era un uomo fortunato.

Il signor Yamaguchi era un ingegnere della Mitsubishi e il 6 agosto del 1945 stava ad Hiroshima per un viaggio di lavoro. Il Caso volle però che proprio il 6 agosto un aereo militare statunitense sorvolasse il cielo di Hiroshima. Quell'aereo trasportava Little Boy, la prima bomba atomica di cui finora nessuno ha dubitato della veridicità e a suo modo è storico anche questo.

Little Boy fu sganciata e atterrò ovviamente esplodendo molto vicino al signor Yamaguchi, che rimase tutt'altro che illeso, perché fortunato sì, ma non esageriamo. Il signor Yamaguchi subì ustioni gravissime nella metà sinistra del corpo perdendo temporaneamente la vista e soffrì di varie patologie per tutto il resto della vita a seguito dell’esposizione alle radiazioni e mi pare superfluo specificare che non acquisì alcun tipo di superpotere.

Ma il punto è che il signor Yamaguchi rimase vivo, certo ferito gravemente ma vivo, ufficialmente sopravissuto al primo bombardamento nucleare; restò tutta la notte in un rifugio antiaereo insieme ad altri due colleghi e la mattina dopo si organizzò per fare ritorno a casa. Immagino il signor Yamaguchi attraversare lo scenario di assoluta distruzione che regalò la detonazione di Little Boy, Hiroshima fu quasi completamente rasa al suolo lasciando persino le ombre impresse sui muri della gente che venne letteralmente vaporizzata dall'esplosione atomica.

Fino a qui è una straordinaria storia di sopravvivenza, di fato, di fortuna, alcuni lo chiamerebbero miracolo perché in fondo come altro si potrebbe chiamare una roba del genere?

Il signor Yamaguchi tornò quindi a casa, probabilmente sconvolto, probabilmente grato alla Fortuna, al Destino, a Dio o a qualsiasi altra entità cui rivolgersi nei momenti bui o complicati, ma come ogni storia assurda ecco che venne il colpo di scena che la rende veramente (ma veramente) interessante.

Il signor Tsutomu Yamaguchi era residente a Nagasaki, l'altra città del Giappone bombardata dagli Stati Uniti con la bomba atomica. Questo ordigno in particolare era stato denominato Fat Man e fu sganciato il 9 agosto del 1945 e il fortunato signor Yamaguchi senza avere il tempo di riprendersi dalle ferite del precedente bombardamento si ritrovò al centro di un'altra esplosione nucleare e dalla quale ancora una volta, in barba al calcolo delle probabilità, uscì vivo e sempre senza uno straccio di superpotere.  

Durante il resto della sua vita il signor Yamaguchi si dedicò a informare la popolazione mondiale di quanto fosse stato drammatico trovarsi al centro di quelle due esplosioni e di quanto le armi nucleari siano terribili non solo per la loro potenza distruttiva ma anche e soprattutto per le conseguenze delle radiazioni che negli anni continuarono a mietere vittime su vittime.

Il signor Yamaguchi morì molti anni dopo, all'età di più di novant’anni con molte storie da raccontare e in pace nella sua Nagasaki.

Se volessimo credere alla fortuna potremmo dire che il signor Yamaguchi è stato un uomo fortunato perché è rimasto vivo, perché ha potuto raccontare il suo punto di vista tramite libri, documentari e interviste dichiarando in una in particolare che «era mio destino che subissi ciò due volte e che sopravvivessi a entrambi i bombardamenti per testimoniare quello che accadde».

Se volessimo invece raccontare questa storia da un punto di vista cinico potremmo dire che il signor Yamaguchi non era poi così fortunato, essendosi trovato consecutivamente nelle uniche due città bombardate dall’atomica nella storia e potremmo anche ironizzare che sentirsi al sicuro vicino a lui fosse una specie di impresa ardua.

Potremmo dire tante cose, ma quello che ci ha lasciato il signor Yamaguchi è sicuramente una testimonianza degli orrori che l'essere umano sa compiere e da cui dobbiamo imparare qualcosa perché al Destino, alla Fortuna e al Fato possiamo anche non credere, possiamo basare la vita sulla realizzazione di noi stessi mediante i nostri sforzi e identificarci con la famosa massima che dice Volere è Potere, ma dobbiamo anche considerare che con tutta la volontà se ci piove in testa una bomba atomica forse un pochino di Fortuna è il caso di averla.

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