La Teoria Polivagale - InEsergo

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21 Settembre 2022 - InterEssere

Dietro le quinte del sistema nervoso autonomo

La Teoria Polivagale

"Il fine dell'educazione è rendere il nostro SNA un alleato invece che un nemico”
William James

Che cos'è la teoria polivagale

La teoria polivagale, proposta nel 1994 dal neurofisiologo americano Stephen Porges (n. 1945), illustra le caratteristiche del sistema nervoso autonomo (SNA) e quanto il suo buon funzionamento favorisca il benessere fisico, emotivo e relazionale.

I tre pilastri della teoria polivagale sono: neurocezione, co-regolazione e gerarchia. Questi rappresentano la base su cui i bambini, a seconda del tipo di relazione, costruiscono attaccamenti sicuri.

Innanzitutto, Porges ha evidenziato che il SNA si è evoluto nel tempo per garantire la nostra sopravvivenza: grazie ad esso gli esseri umani riescono a "scandagliare" l'ambiente, accorgendosi precocemente di eventuali pericoli. Questa abilità, che viene da lui chiamata neurocezione, cioè la valutazione del rischio in assenza di consapevolezza, è quel processo istintuale che permette di capire se l'ambiente in cui ci troviamo è abbastanza sicuro.

Cosa succede in situazioni d'emergenza?

Il processo neurocettivo permette, dunque, l'attivazione immediata di tre meccanismi che hanno consentito agli esseri viventi di difendersi dagli attacchi dei predatori: due più recenti ed ereditati dai mammiferi, e un altro più arcaico, tipico dei rettili. Si tratta della via ventrovagale che regola i rapporti sociali del sistema simpatico, deputato alla lotta/fuga, e della via dorsovagale che mette in atto attraverso il sistema parasimpatico il meccanismo del "freezing", ovvero la cosiddetta “finta morte” (o della dissociazione). Quindi, riassumendo e semplificando, quando il nostro bisogno di sicurezza è soddisfatto, il vagoventrale ci "consiglia" di aprirci alle relazioni sociali con curiosità e fiducia, stabilendo connessioni nutrienti e positive. Al contrario, se si percepisce un pericolo (non importa se reale o meno) il nostro sistema nervoso autonomo, in modo automatico e involontario, attiva in modo gerarchico il sistema simpatico con il meccanismo di lotta/fuga oppure il sistema parasimpatico con il freezing o il meccanismo di dissociazione.

La teoria polivagale nell'educazione

Sulla base di ciò, è facilmente intuibile quanto risulti fondamentale, soprattutto per chi si occupa di educazione, avere consapevolezza sia del proprio stato autonomico sia di quello del bambino. Di conseguenza, favorire un ambiente sicuro (sia in senso fisico che psicologico) permetterà alle persone di esprimere al meglio i loro talenti e la loro vera essenza, incoraggiandole ad avere esperienze relazionali armoniose, fiduciose e nutrienti.
Sembra chiaro, perciò, come la soddisfazione del bisogno di sicurezza crei un circolo virtuoso allenando la via del vagoventrale e, attraverso di esso, stimolando esperienze personali e sociali positive e appaganti.

In particolare, come spiega Silvia Iaccarino, psicomotricista e consulente educativo, se l'educatore o il genitore parteciperà alla co-regolazione dello stato fisico ed emotivo del bambino, ciò faciliterà il suo ingresso nella via vagoventrale. A questo punto il bambino, in accordo con la sua tappa evolutiva, potrà sperimentare un sistema più organizzato e calmo e quindi sarà più aperto e disponibile ad ascoltare, a imparare e a relazionarsi naturalmente in modo empatico e fiducioso.

Cosa fare per favorire la scelta vagoventrale?

Per riassumere, dopo aver pensato a contesti il più possibile facilitanti e sicuri e aver letto i segnali di sicurezza o minaccia percepiti dal bambino, può essere interessante proporre alla persona alcuni esercizi neuronali per allenare il SNA e tonificarlo nel vagoventrale. Ad esempio, si è visto che progettare momenti in cui privilegiare il contatto fisico, la musica o il movimento consente al bambino di ampliare la sua finestra di tolleranza e gestire meglio le frustrazioni e le difficoltà.

In seconda battuta, sarà fondamentale comprendere quale bisogno sta cercando di soddisfare il bambino con il suo comportamento, anche se spesso attraverso l'uso di strategie ancora immature e disorganizzate.

Quando il bambino si sentirà visto e compreso potrà soddisfare i suoi bisogni di sicurezza, amore e appartenenza, che sono prioritari per crescere in resilienza, consapevolezza e autonomia e per sperimentare relazioni nutrienti e felici.



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