Il sacrificio del soldato bambino - InEsergo

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11 Giugno 2022 - Attualità

Guerra e giustizia tra reale e reality
 
Il sacrificio del soldato bambino
 
“Il tutto è falso
Il falso è tutto”
Giorgio Gaber, Il tutto è falso

Siamo finiti in un labirinto virtuale dove tutto è falso, anche quello che accade realmente, falso nella narrazione ufficiale e in conflitto da entrambe le parti. Tutti gli accadimenti devono giustificare la spesa militare, la guerra e il riassetto dello scacchiere geopolitico. Guerrieri, giochiamo a fare la guerra? (ricordate il film cult I guerrieri della notte, del 1979?).

Ogni tanto arriva il momento di mostrare i muscoli, talvolta prevalgono gli istinti più bassi che definiamo “rapporti di forza”. Non c'è fine all'orrore, alle barbarie belliche, al sangue, al dolore, al sopruso, alle ingiustizie, siamo oltre l'assuefazione, siamo all’accettazione che rappresenta la tragedia umana più devastante. I giocatori in campo sembrano condividere lo stesso schema di gioco e poi, parallelamente, confliggono tra loro come in una competizione sportiva o musicale. Tutti se le danno di santa ragione ma rimanendo nel recinto della stessa struttura e di una forma pensiero ugualmente condivisa e accettata.

Se la Russia volesse veramente porre fine al conflitto con successo, potrebbe bombardare in pochi giorni le zone nevralgiche dell'Ucraina e conquistarla in breve tempo. Invece, Putin si limita a recitare una parte all'interno del gioco collettivo permettendo così agli americani di perpetrare il loro ruolo imperiale. Gli apparenti nemici sono in realtà alleati su piani più alti e inconfessabili, mentre le popolazioni subiscono le conseguenze a livelli decisamente più bassi.

I piani inferiori sono quelli più visibili, "oggettivi", sono le fosse comuni, impersonano le conseguenze delle volontà superiori, ne sono gli effetti. I piani alti invece si scorgono appena, sono in parte celati, spesso sottintesi, liquidi, decisamente più ideologici degli altri, e rappresentano le cause. Lo schema necessita di sacrifici umani che nella quotidianità e in tempi di relativa pace vengono officiati attraverso omicidi mediatici, mentre durante le guerre sono celebrati con le morti di civili e militari filtrate dalla propaganda e dalla spettacolarizzazione.

Recentemente, secondo le modalità liturgico-ancestrali nate agli albori delle prime civiltà umane organizzate, si è commemorato il sacrificio del soldato russo Vadim Shishimarin arrestato dagli ucraini. Un ragazzino di 21 anni, imberbe, attonito, proiettato in una dimensione infernale non sua, che dovrà recitare il ruolo del cattivo per conto di altri. In mondovisione. Per lui l’ergastolo, una punizione esemplare, in stile religioso, un po' medievalista, un po' nazista, che riassume perfettamente la cultura reazionaria che da sempre permea quei lidi. Dicono che abbia confessato, che sia stato lui a uccidere il passante ucraino disarmato in bicicletta, ma che gli fosse stato ordinato. Che senso ha processarlo per crimini di guerra durante il conflitto in corso? Trattasi di un monito punitivo e rieducativo su larga scala? Che razza di giustizia atroce viene propalata al mondo intero?

Una sorta di sacrificio dal sapore cristico, dove il soldato-bambino esorcizza l'inferno alimentato globalmente con dovizia. Purtroppo, o per fortuna, il sacrificio è solo virtuale, è una fiction, come tutto quello che vediamo in tv. Vero ma falso, vero per la valenza simbolica ed emozionale che si vuol raggiungere, falso perché palesemente costruito come demo belligerante, come meme per i posteri più morbosi. Poco importa al mondo se il soldato bambino verrà torturato o ucciso, non frega nulla neanche ai russi: egli rappresenta l'oggetto sacrificale che siamo stati abituati ad accettare per millenni di incivile civiltà. L'importante è veicolare doppi messaggi e cortocircuiti logici, questa è la natura del biopotere che mostra un prigioniero senza un graffio che sembra uscito da Eurovision, silente, affatto disperato, forse rassegnato a un infausto destino. Sembra un giovane Putin, sicuramente più buono, ma anch'esso impassibile, per niente preoccupato di rischiare la pelle.

L'unica differenza con il passato è che questa messa nera diventa evento globale, si trasforma in fiction, falsa anche fosse vera, verissima nella manipolazione e costruita ad hoc nelle sue mire di plagio emozionale. Una serie tv interattiva che naviga tra mito, verità e post-verità. Non sembra Amici, ma Nemici, nuovo reality dove tutto è possibile e passibile di crimini efferati: non quelli della gerontocrazia dominante ma dei suoi fanti, meglio se giovanissimi. In fondo Shishimarin ha confessato, allora sarà colpevole, lo dice l'oracolo, l'ha sempre detto l'oracolo, poco o nulla è cambiato rispetto al tribalismo atavico se non nella rappresentazione odierna, tanto tecnologica quanto pervasiva. Tra un Zelensky attore due volte, nato dal parto tra il nazionalismo più radicale e il Deep State americano, un Putin ancora nella parte del crudele aguzzino, noi europei nel ruolo degli straccioni servili, accontentiamoci della vittoria appena ideologica della Kalush Orchestra e della visita di Bono e The Edge degli U2 in Ucraina, tra macerie e champagne.

Mi chiedo allora perché guardare Netflix quando il mondo reale è diventato una macro-serie tv molto più interessante e macabra. Rimane un unico dubbio: è la narrativa distopica che influenza la realtà o, viceversa, è quest'ultima a influenzarla? Reale o reality il sacrificio del soldato-bambino?

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