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Il gioco delle coppie - InEsergo

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19 Ottobre 2026 - Cinema

L’amore non ha sempre un lieto fine
 
Il gioco delle coppie
 
L’amore, declinato in tutte le sue infinite sfaccettature (nello specifico quello tra un uomo e una donna), è stato analizzato nel tempo da fior di pellicole cinematografiche che rimarranno per sempre nell’immaginario collettivo.

L’originalità di una storia risiede anche nella sua trattazione. Un film come Casomai (diretto da Alessandro D’Alatri, interpretato da Stefania Rocca e Fabio Volo, per rimanere in Italia) è passato inspiegabilmente nel dimenticatoio e andrebbe rivalutato e valorizzato come meriterebbe. Come non citare, poi, Eternal sunshine of the spotless mind (barbaramente tradotto in Se mi lasci ti cancello), girato da Charlie Kaufman, nel quale una coppia, sentendosi al capolinea, decide di cancellare i propri ricordi: l’evolversi della vicenda ci ricorda il senso più puro e profondo di questo sentimento che, in barba al tempo che passa, cambia, muta e si evolve.

Altre volte può essere la sete di carriera a minare le fondamenta della coppia. Bisognerà allora compiere delle scelte optando per la strada più vantaggiosa (o più indolore) nell’inevitabile bivio che, prima o poi, si presenterà ai nostri occhi. È il caso di La La Land che vede Ryan Gosling ed Emma Stone (Premio Oscar come migliore attrice protagonista) in stato di grazia. Il finale, nostalgico come pochi, ci rivela quello che avrebbe potuto essere ma non è stato. Dove sta scritto, in fondo, che il finale “giusto” sia sempre e comunque il classico e rassicurante lieto fine? L’elenco potrebbe continuare all’infinito citando, ad esempio, grandi classici come Io e Annie, Eyes wide shout, Harry ti presento Sally, Pretty woman, ognuno con il suo taglio cinematografico e un modo diverso di approcciare alla materia.

Veniamo ai nostri giorni. Di recente uscita, The Invite, (adattamento del film spagnolo Sentimental) film indipendente girato da Olivia Wilde, è quanto di più interessante e calzante campeggi sul grande schermo in questo periodo. La pellicola racconta la storia di Joe (interpretato da un immenso Seth Rogen) e di Angela (Olivia Wilde), coppia in aperta ed evidente crisi matrimoniale. La donna, per dare un po' di pepe al rapporto, decide (senza alcun preavviso e senza il consenso del marito) di invitare a cena i vicini del piano superiore: Piña e Hawk (Penélope Cruz ed Edward Norton) i quali, “ovviamente”, piombano in casa dei due ritrovandoli nel pieno vortice di una discussione.

La riuscita commistione di più generi (grottesco, comico, dramma, commedia) e la lucidità con cui The invite scandaglia le dinamiche di coppia lo rende già da adesso un sicuro piccolo cult. La vita di Angela e Seth viene letteralmente vivisezionata, complice una sceneggiatura deliziosamente logorroica (Woody dove sei?) e ispirata. Non è stato di certo stanziato un budget fantasmagorico per il film. La scenografia fotografa perfettamente la vulnerabilità degli interpreti ed è costituita unicamente dall’appartamento (mi ha ricordato molto da vicino il gioiello di Polansky Carnage) di Angela e Seth, un ambiente come tanti, colmo di libri, dischi, quadri e oggetti di varia natura. Il tutto viene valorizzato da una fotografia notturna suggestiva che vira su colori come ocra e rosso (in questo rimanda un po' ad Almodovar). Il rischio non era da sottovalutare: ambientare il tutto all’interno di quattro mura sarebbe potuto apparire un azzardo che invece viene prontamente disatteso da una regia ispirata, dalla già citata sceneggiatura (molto adatta a una pièce teatrale) nonché dalla intensa interpretazione dei quattro protagonisti.

Una cosa che ho compreso nel tempo è che la vera azione non consiste in un susseguirsi forsennato di inseguimenti o in un profluvio di effetti speciali, a là James Bond per intenderci, ma può, alle volte, ritrovarsi in film apparentemente lenti, per non dire molto lenti, come Eyes Wide Shout, ma dove i dialoghi, l’atmosfera, gli accadimenti o, banalmente, un semplice primo piano, possono scatenare un vero terremoto emotivo per lo spettatore.

Tornando a The invite, la storia comincia a prender piede quando i due vicini fanno una proposta a dir poco spiazzante che, tuttavia non coglie impreparati Angela e Joe i quali, inizialmente, sembrano stare al gioco nonostante l’aperta diversità tra le due coppie: da una parte due coniugi esausti e corrosi dalla routine quotidiana, dall’altra l’esaltazione del libertinismo tout court. Ma non mi dilungo per non spoilerare troppo.

La pellicola celebra anche la crisi dell’uomo medio al cospetto del cambiamento che non riesce a gestire (la classica crisi di mezza età) e che lo porta, inevitabilmente, a scontrarsi con la cruda realtà: Joe vive male il proprio lavoro da insegnante di musica in una scuola. Il tutto viene affrontato anche in modo spassoso, assolutamente non prolisso o telefonato.  

Un altro tema di estrema attualità trattato dalla pellicola riguarda quanto siamo realmente disposti a sacrificare la nostra felicità di fronte a una relazione consumata dagli anni da infinite discussioni per il bene dei propri figli. Il discorso di Piña, nella fattispecie, è sibillino e difficilmente contestabile.

La naturalezza delle interpretazioni, come detto in precedenza, conferisce ancora più realismo alle vicende dei quattro, nei quali ognuno di noi può facilmente rivedersi. Ed è soprattutto per questo che il film funziona, risultando autentico e credibile, sicuramente attuale.

Ed è dolce, quasi terapeutico, come un fiume in piena di parole trovi il suo inaspettato epilogo in un amorevole silenzio (che sancisce un nuovo inizio?) con lo swing di uno standard immortale (I’m confessin that I love you) suonato a quattro mani (quali?) .

Ma chiudiamo con ……l’inizio…. L’inEsergo (ma guarda un po') del film non poteva che essere più azzeccato: si tratta di una celebre frase di Oscar Wilde che, campeggiando a schermo intero, ci preannuncia quello che stiamo per vedere. Recita “Bisognerebbe essere sempre innamorati…Questa è la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi”. E qui il discorso si farebbe ancora più interessante, qualora dovessimo addentrarci in discorsi legali e/o matrimoniali con tanto di assegni di mantenimento a corredo. Brrrr.…
 

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