Molte vite, molti maestri - InEsergo

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24 Gennaio 2021 - Libri

A ritroso tra le vite precedenti, in cerca del significato dell'esistenza

Molte vite, molti maestri
  
“L’inconscio ci comunica coi sogni
Frammenti di verità sepolte
Quando fui donna o prete di campagna
Un mercenario o un padre di famiglia”
Franco Battiato, Caffè de la paix

Da una parte Brian Weiss, stimato psichiatra, professore associato alla facoltà di medicina e primario al Mount Sinai Medical Center di Miami, grande ospedale collegato all’università. È il 1980 e il trentaseienne Weiss gode di una notevole rinomanza presso il mondo scientifico, con all’attivo già diverse decine di pubblicazioni scientifiche. Dall’altra Catherine, giovane ragazza di ventisette anni in preda ad attacchi di panico, fobie e ansie, sintomi presenti sin dall’infanzia ma molto peggiorati nei mesi precedenti all’incontro con il terapeuta americano. Due vite totalmente diverse: l’una folgorante e sull’onda di una sequela senza fine di successi personali e professionali, l’altra caotica e in balia dell’angoscia.

Comincia così l’incredibile vicenda di “Molte vite, molti maestri”, best seller scritto dallo stesso Weiss dopo molte congetture interiori, pubblicato nel 1988 negli Stati Uniti e nel 2011 in Italia per i tipi di Mondadori, con introduzione di Roberto Giacobbo. È uno di quei libri che non lasciano indifferenti e anche il più scettico dovrà trarne necessariamente qualche motivo di riflessione. Perché d’altra parte raccontare la dialettica clinica tra un professionista e una paziente laddove sintomi e problematiche si prospettano assolutamente congruenti con una casistica sterminata? Intendiamoci, Brian Weiss non è medico avvezzo ai voli pindarici. Anzi. Prima di sperimentare personalmente gli accaduti narrati, per sua stessa ammissione mai avrebbe ipotizzato che il consueto procedere terapeutico potesse alzare le mani. Eppure, di fronte all’ulteriorità sembra resti solo la resa e la presa d’atto.

Fu così che andò. Mesi e mesi di terapie convenzionali, anche con tentativi farmacologici, ma senza alcun successo, senza che i disturbi di Catherine ne risentissero positivamente, fintanto che Weiss decise di tentare con l’ipnoterapia. La paziente all’epoca temeva l’acqua e di soffocare (al punto da avere grandi difficoltà a ingerire pillole), aveva il terrore dell’aereo, del buio, e della morte oltre ragionevolezza. Il rapporto col marito era contorto e difficile e perfino un banale intervento chirurgico alle corde vocali fu causa di inaudito terrore al risveglio dall’anestesia. Le sue fobie la paralizzavano, deprimendola.

L’ipnosi di per sé non possiede nulla di magico o misterioso: si tratta di un particolare stato di concentrazione che permette l’acuirsi della memoria e viene spesso utilizzato per rievocare episodi repressi e sanare cattive abitudini o attitudini patologiche. Certo la riesumazione del ricordo di vite passate non rientra nella consuetudine di una normale seduta ipnotica. Tuttavia, proprio questo accadde a Catherine: particolari nitidissimi, conoscenze storiche, tecniche e geografiche ignote nello stato di veglia, memorie di traumi atavici da cui discendevano manifestamente i sintomi del presente. Ma non solo. La giovane donna divenne l’ignaro tramite comunicativo per entità incorporee e spirituali (i Maestri, appunto) che durante le sedute rivelarono molti insegnamenti sulla morte e sul senso della vita, sbigottendo il povero analista e le sue dogmatiche convinzioni. Accadde proprio in una di queste circostanze che la paziente nominò il nome ebraico del padre di Weiss, morto per improvviso attacco di cuore qualche anno prima, il sacrificio della vita sua e di quella del primogenito deceduto dopo appena ventuno giorni dalla nascita per una rara malformazione cardiaca. Secondo Catherine le loro anime erano lì, presenti, durante la seduta, mentre Weiss stava facendo il suo lavoro. Una delle prime regole di un buon terapeuta, d’altra parte, è proprio quella di non rivelare mai particolari della vita privata al paziente, a maggior ragione se intimi.  

Catherine ricordava di aver vissuto nel 1863 avanti Cristo e di essere morta per annegamento a seguito di un’inondazione insieme alla figlia, riconosciuta come l’attuale nipote; di essere stata un giovane razziatore dei Paesi Bassi venuto meno per il taglio della gola da parte di un combattente nemico identificato nell’attuale marito; di aver avuto l'effigie di una giovane e povera donna dell’Asia antica che rischiò di soffocare a causa di una pozione di foglie gialle amarissima prescritta per curare un’infezione alla gamba; di aver sperimentato da egizia l’allestimento dei riti funebri di quella civiltà e l’imbalsamazione dei cadaveri nelle caverne; di aver guidato un aeroplano a quattro eliche come pilota tedesco della seconda guerra mondiale contro gli Alleati, sposato a una donna corrispondente alla migliore amica nella vita attuale.

Da dove provenivano quei ricordi? Come faceva la paziente a portare alla luce conoscenze che non possedeva? Da dove trovava gli elementi per stilare vere e proprie lezioni spirituali sulle dimensioni dopo la morte, sulla nascita e la rinascita, con una saggezza e uno stile oltremodo superiori alle sue capacità intellettuali? Si trattava di qualcosa che aveva a che fare con l’idea junghiana di inconscio collettivo, riserva di tutti i ricordi e di tutte le esperienze umane? Le memorie erano troppo specifiche per essere ascrivibili a semplici sedimenti universali. Forse un fenomeno inerente agli effetti di droghe e alcoolismo, o a una dissociazione psichica? Weiss nel libro rimarca di aver trattato circa un migliaio di pazienti che sciorinavano l’intero spettro dei disturbi emotivi, avendo trascorso anni in sale di emergenza psichiatrica e in varie strutture di appoggio. Catherine non mostrava alcun segno di patologia mentale, non era psicotica, non aveva allucinazioni né tratti sociopatici e non faceva uso di droghe. Era una ragazza semplice, la cui educazione religiosa la metteva curiosamente in guardia dall’avallare teorie sulla reincarnazione e il cui pregresso culturale appariva del tutto estraneo a ciò che emergeva durante le sedute di ipnosi, che andavano palesemente oltre le sue abilità consce.

A mano a mano che i lasciti delle vite precedenti affiorarono, la paziente sperimentò un miglioramento entusiasmante di tutte le problematiche, fino alla completa guarigione. Sviluppò capacità intuitive straordinarie e divenne spesso di conforto per la sofferenza altrui. Ma, come se tutto questo non bastasse, sono soprattutto le parole riferite sotto ipnosi dalle presunte entità disincarnate, nell’interregno tra il ricordo di una vita e l’altra, a lasciare il lettore stupefatto e ugualmente rinfrancato. La vita è una grande lezione evolutiva. Le anime si incarnano secondo un progetto che va al di là di ogni razionale comprensione, cercandosi e ritrovandosi, senza essere mai nate e senza morire mai. Tutto quanto può essere sperimentato nello stato fisico è apprendimento, l’obiettivo è il ritorno a casa, all’Uno, oltre la dualità, oltre le menzogne della mente. La pazienza, l’amore, la comprensione, il sacrificio: ogni goccia di questo immenso mare ha un fine migliorativo, purificatore. Nulla è casuale, nulla avviene per coincidenza. Alcune anime scelgono di tornare, altre no. Accanto a noi procedono molti Maestri, che possono manifestarsi in modi diversi a seconda delle necessità. Talvolta l’apprendimento può essere molto duro: tutto tende all’equilibrio, all’armonia, gli eccessi vengono irrimediabilmente controbilanciati. Nessun uomo è migliore o peggiore degli altri. Il giudizio non ha senso: tutti stiamo imparando.

“Molte vite, molti maestri” non è solo una traiettoria straordinaria nella speranza e nella fede. Non è neppure il semplice ravvedersi di un medico ortodosso e laico di fronte all’insondabile. Non è sufficiente definirlo un semplice libro sul mistero. È soprattutto il racconto di una vicenda che ha cambiato per sempre la vita dei suoi protagonisti. Oggi Weiss ha trasceso radicalmente la prospettiva scientifica tradizionale e si occupa abitualmente di reincarnazione e di vita oltre la vita. Ha scritto molti libri al riguardo. A noi resta il dubbio se credere o non credere. Certo sarebbe estremamente confortante se quanto narrato da Catherine sotto ipnosi corrispondesse alla reale essenza delle cose. Credo sia possibile solo una risposta intima e personale, intuitiva. Non è questione di fede ma di sentire la plausibilità di una prospettiva del genere. Purtuttavia, il best seller di Weiss si configura come lettura imperdibile, che rimarrà impressa nel cuore (o nella mente) del suo lettore. Per molto tempo a venire, forse per sempre.
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