SCHWA, inclusività e pseudo femminismo - InEsergo

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15 Settembre 2023 - Attualità

Lo stupro della lingua italiana
 
SCHWA, inclusività e pseudo femminismo
 
“Lingua di marmo antico di una cattedrale
Lingua di spada e pianto di dolore
Lingua che chiama da una torre al mare
Lingua di mare che porta nuovi volti
Lingua di monti esposta a tutti i venti
Che parla di neve bianca agli aranceti
Lingua serena, dolce, ospitale
La nostra lingua italiana”
 
Riccardo Cocciante, La nostra lingua italiana


Tempo fa un ragazzino delle scuole elementari adoperò un neologismo (petaloso, ndr) per descrivere un fiore pieno di petali. La maestra, intenerita dalla cosa, propose all'Accademia della Crusca l’introduzione di quel lessema nella lingua italiana e venne presto accontentata. La cosa non deve sorprenderci perché la lingua cambia, è mutevole e risponde a bisogni di natura meramente linguistica; tali cambiamenti avvengono nel tempo e non per imposizioni derivanti dall'alto.

Altra questione è la morfosintassi riguardante per l’appunto la struttura della lingua stessa. Recentemente la comunità LGBTQ+ ha proposto l’introduzione di un nuovo genere neutro, da aggiungere ai già codificati maschile e femminile. Il motivo è presto detto: i membri di tale consesso non si riconoscono in nessuno dei due generi vigenti avvertendo, per questa ragione, un forte disagio. Altri, o forse sarebbe meglio dire “altre”, per non discriminare (…), e mi riferisco alle femministe più incallite, pretendono l’uso della vocale neutra, il cosiddetto SCHWA (una sorta di e rovesciata), da applicare a ogni lessema perché considerano la lingua italiana maschilista, soprattutto nell'uso del plurale.

In realtà, basterebbe studiare un minimo, il plurale maschile viene definito come non marcato perché può designare o il genere maschile oppure una collettività che comprende uomini e donne. Aggiungere arbitrariamente un’altra classe morfologica neutra significherebbe apportare una gran confusione, che in linguistica verrebbe definita ante economica. L’introduzione dello SCHWA, quindi, non solo non risolverebbe il problema del genere, ma finirebbe per complicare dannatamente le cose perché si tratta di un fonema che non esiste nella lingua italiana. Eliminare il genere, introducendone uno nuovo (neutro), equivarrebbe a rivedere e a rivoluzionare arbitrariamente l’apparato morfosintattico dell’italiano.

Il problema è davvero da non sottovalutare, dal momento che già alcune case editrici stanno pubblicando libri adoperando lo SCHWA e, addirittura, in certi ambienti accademici viene proposta la vocale neutra come forma di rispetto e di inclusività per l’intera collettività. In alternativa allo SCHWA viene proposto l’uso dell’asterisco. Peccato che sia l’asterisco sia lo SCHWA siano due suoni assenti nella lingua italiana. L’asterisco in più è un simbolo grafico, non linguistico, una sorta di moda da social network che non risponde ai bisogni effettivi della comunicazione reale.

Una delle paladine maggiormente accanite del femminismo più esasperato è stata Michela Murgia, scrittrice scomparsa di recente e anche per questo divenuta virale e molto seguita specialmente dalle donne. Secondo la scrittrice l’italiano sarebbe una lingua maschilista e sessista, a prescindere. Cito dal suo libro Stai zitta: «per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono per via del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. La lingua non si limita a descrivere una situazione di sessismo ma addirittura la influenza e la determina». Addirittura, sempre secondo l’autrice, l’italiano sarebbe discriminante anche nell’uso del linguaggio. A questo proposito la stessa autrice sciorina un campionario di frasi a suo modo di vedere sessiste. Su tutte: non fare la maestrina. Sempre secondo la Murgia, il maschio italiano sarebbe stato traumatizzato dalla figura della maestra elementare, al punto da associare codesta figura a una situazione di umiliazione. Sarebbe sessista anche la frase: vuoi avere sempre ragione. Credo sia evidente che si tratti solamente di alcuni classici modi di dire che nulla hanno a che fare col sessismo. Che poi la lingua italiana possa anche essere usata in maniera maschilista e/o sessista, si tratta evidentemente di un’altra cosa. Definire la lingua italiana come maschilista è invece un’affermazione che non ha nessun riscontro scientifico.  
 
Mi domando come si possa pensare di risolvere determinati problemi riguardanti l’inclusività con la sola introduzione di un nuovo genere. Sarebbe invece auspicabile che i linguisti spiegassero chiaramente le motivazioni per le quali il plurale maschile non è maschilista, così come non lo è la nostra amata (e, ahimè, bistrattata) lingua italiana. Siamo in un momento storico delicato, al punto che l’inclusività e il femminismo sono praticamente diventati una sorta di religione. Opporsi a questo significa essere considerati razzisti e classisti, oltreché, ovviamente, non inclusivi. Non dimentichiamoci, infine, i problemi enormi che avrebbero le persone dislessiche a leggere testi contenenti la vocale SCHWA, già illeggibili per i normodotati.

Ma poi, di cosa ci stiamo lamentando? Di cosa ci stiamo stupendo se cartoni ormai assurti a classici della filmografia disneyana come Gli Aristogatti, Peter Pan e molti altri sono stati vittima della censura attraverso barbari tagli? Per non parlare delle statue di Cristoforo Colombo abbattute in Virginia e in Minnesota. Si tratta di una radicale revisione della storia. Oramai qualunque cosa può apparire discriminante per i motivi più svariati. Solo qualche settimana fa il celebre chitarrista Carlos Santana è stato pesantemente redarguito per aver espresso un pensiero che equivale a una ovvietà, ovvero che gli uomini sono diversi dalle donne. Diversi, non migliori o peggiori, evidenza peraltro scientificamente provata (esiste una vasta letteratura a riguardo).

L’inclusività andrebbe cercata altrove, di certo non introducendo un genere lessicale. Il femminismo, nato come movimento storico finalizzato a ridare dignità e valore alle donne, così come è stato ridotto fa male alle donne stesse, specie quando sfocia in movimenti come il Me Too (nonostante abbia scoperchiato un certo malcostume maschile), per cui basta che una donna parli a un giornale per troncare la carriera di un uomo, anche se esente da colpe evidenti. Non dimentichiamoci, infine, che tante grandi attrici hanno portato avanti le loro carriere senza per questo cedere ad avances di natura sessuale. Il femminismo, così com’è, diventa una costante condanna dell’uomo, come il maschilismo lo è della donna.

La soluzione a questi falsi problemi non sta chiaramente nell’introduzione di un nuovo genere neutro attraverso l’adozione dello SCHWA. La lingua italiana è musicale, ritmica, solare, ci rappresenta. Cambia nel corso dei secoli e resta dannatamente affascinante.

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