La storia di Lampo, il cane viaggiatore - InEsergo

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16 Febbraio 2018 - Storie

Il racconto di una vicenda indimenticabile che ha appassionato moltissime persone in tutto il mondo

La storia di Lampo, il cane viaggiatore
  
“Questa è la vita di Lampo, un oscuro cane bastardo venuto chissà da dove.
Durante gli anni trascorsi in sua compagnia, ho voluto scrivere questa storia semplice e vera.
Desidero premettere che in questo mio racconto non sono narrati fatti eroici compiuti da Lampo; né il cane ha salvato la padroncina dalle fiamme, o tratto il padrone dalla furia del fiume, e neppure ha atteso di coronare la sua esistenza con una morte retorica sulla tomba della padrona.
Lampo ha solo voluto vivere in un modo diverso da tutti i suoi simili, viaggiando per conoscere non soltanto un po' del nostro mondo, ma anche la vita e i sentimenti degli uomini”
Elvio Barlettani
  
Italia, 1953. È estate, fa caldo, e da un treno merci appena giunto alla stazione di Campiglia Marittima in provincia di Livorno scende un bastardino pezzato di taglia media. Nessuno lo aveva mai visto prima e nessuno sapeva come fosse arrivato lì. E’ l’inizio di una storia incredibile, toccante, che ha appassionato milioni di persone in tutto il mondo raccontata in un libro da Elvio Barlettani, che di mestiere non faceva lo scrittore ma il ferroviere. È la storia di un cane soprannominato Lampo perché comparve all’improvviso nella vita del Barlettani e della figlia Mirna, riuscendo immediatamente a farsi voler bene. Ma Lampo non era un cane come gli altri: era libero, fuorilegge, audace. Un viaggiatore. Lo rese famoso la sua abilità a salire e scendere dai treni con incredibile consapevolezza, dimostrando di conoscere a memoria tratte e coincidenze da nord a sud, da Genova a Roma e anche oltre.
  
Iniziano i problemi
Tuttavia chi si stacca dal coro, chi infrange le norme consolidate del sistema, rappresenta da   sempre   una  minaccia:  poco importa  se uomo o animale. Così quel cane senza padrone e senza museruola che se ne andava libero e indipendente per i treni di mezza Italia per poi tornare a casa dalla famiglia che lo aveva adottato cominciò a dare fastidio all’establishment di ferrovie dello stato. Che, con buona pace del Barlettani, ordinò di caricarlo su un treno merci diretto al Sud allo scopo di risolvere il problema per sempre.
 
Il miracoloso ritorno
Eppure Lampo dopo cinque mesi fece ritorno a Campiglia, malconcio e quasi in fin di vita. Da quel momento nessuno più si permise di ostacolarne la presenza in alcuna stazione d’Italia: spontaneamente nacque una rete di ferrovieri che lo segnalavano in ogni dove, preoccupandosi che avesse sempre a disposizione di che vivere nel suo girovagare vagabondo e temerario. Fu ucciso da un treno merci in manovra nell’estate del 1961, esattamente otto anni dopo aver fatto la sua comparsa, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti coloro che ebbero la fortuna di avere a che fare con lui.

Ricordato ancora oggi
A Lampino è stata dedicata la statua in marmo bianco posta nell’aiuola rivolta al binario 1 della stazione di Campiglia Marittima che tuttora è meta di cinofili e curiosi di ogni dove. Un piccolo monumento eretto grazie ad una spontanea colletta di gente comune dalle più differenti condizioni economiche, nonché ad una sottoscrizione indetta dalla rivista americana di allora This Week che dedicò alle avventure del cane ferroviere un articolo letto da ben 13 milioni di persone. Una storia che resta senza eguali, dai connotati fiabeschi ma intrisa di asperità e dolcezza, sospesa nel limbo di una realtà capace di spingersi molto oltre la fantasia.



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