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19 Giugno 2019 - Cinema

Storia, analisi e attualità di un classico del cinema italiano

 
Sbatti il mostro in prima pagina
Lei vede il giornalista come un osservatore imparziale. Ebbene io le dico che questi “osservatori imparziali” mi fanno pena. Bisogna essere protagonisti, non osservatori. È la Milano plumbea dei primi anni ’70 a incorniciare questo gioiello del cinema italiano di quasi cinquant’anni fa, firmato da un Marco Bellocchio già vincitore del Leone d’Argento a Venezia. Da una parte il giovanissimo e irriconoscibile Ignazio La Russa arringa davanti al Castello Sforzesco i militanti anticomunisti della Maggioranza Silenziosa, dall’altra i compagni sfilano coi pugni alzati al corteo funebre di Giangiacomo Feltrinelli. Bastano pochi minuti di filmati d’epoca, proprio all’incipit del film, per venire catapultati nell’atmosfera di quegli anni dilaniati da una rabbiosa contrapposizione sociale ormai prossima alla lotta armata. Giancarlo Bizanti (un glaciale, mastodontico e istrionico Gian Maria Volonté) è caporedattore de “Il GIORNALE”, voce di fantasia dell’establishment borghese, due anni prima che Indro Montanelli fondasse (nel 1974) l’omonima testata utilizzando curiosamente gli stessi caratteri tipografici (minuscoli invece che maiuscoli).
Il suo è un personaggio viscido e senza scrupoli, che utilizza il ruolo in modo distorto, manipolando le notizie a scopi propagandistici ed elettorali. Così quando una giovane studentessa della Milano bene viene trovata assassinata e gettata in un campo (trama che probabilmente rimanda alla contemporanea genovese Milena Sutter), Bizanti non ci pensa un attimo a sfruttare in maniera strumentale la vicenda per far incastrare un incolpevole (non illibato, ma incolpevole) militante della sinistra extraparlamentare e fare demagogia spicciola alle porte di una consultazione elettorale. Quando il vero omicida verrà scoperto, grazie all’opera di un cronista giovane e obbiettivo che non a caso verrà allontanato, la verità rimarrà occultata a discrezione del potere. [...]
19 Maggio 2019 - Musica

Visioni sonore di mondi lontanissimi
Il quartetto svedese Wintergatan, la fantasia al potere e l’utopia del sogno in musica
Avanti, c’è posto. Ma non per tutti. Wintergatan è un mondo in cui magia ed estro si accoppiano, creatività e gioco condividono la stessa dimensione. Ci sono artisti in grado di proiettare nel visibile il mondo interiore, fornendogli consistenza materica, per poi farne dono a chi nella musica ricerchi trasporto emotivo e sogni lucidi. Martin Molin, trentaseienne svedese, è il leader di questo quartetto strabiliante che convoglia visioni di note e ingegneria sonora, danze popolari ed elettronica. La colonna sonora del francese Yann Tiersen per quel capolavoro che è Il Favoloso Mondo di Amélie sta sullo sfondo come addentellato imprescindibile, a evocare lo stesso portato magico, l’afflato minimalista, il gusto per il particolare [...]
22 Aprile 2019 - Cultura

Ancora cinque secondi
Alex Zanardi: vita, crepuscolo e resurrezione di un uomo infinito
Mi vengono attribuite doti che sicuramente io ho, ma che non fanno parte esclusiva del mio repertorio. Fortunatamente. Sennò si partirebbe dal presupposto che Zanardi ce l’ha fatta perché è una specie di Superman e non è assolutamente vero: un sacco di ragazzi hanno fatto cose simili alle mie.

Per carità, non ditegli che è una persona straordinaria. Non fategli domande su come abbia fatto o se possegga qualche segreto inconfessabile. Vi risponderà controvoglia, sminuendosi, virando subito su terreni molto più famigliari: ci vuole passione e curiosità. Non ci sono ricette particolari o segreti sottaciuti. Lui è una persona come le altre che prova semplicemente a fare il meglio con quello che ha. [...]
01 Febbraio 2019 - Cultura

I Pirati sono estinti e la Terra si scalda
Tra Creazionismo, Evoluzionismo e Terrapiattismo s’insinua Il Prodigioso Spaghetto Volante che con i suoi Otto Condimenti, e uno stuolo di nuovi Pirati non violenti, sforna un’umanità senza intolleranze… sociali e religiose
«Quindici uomini sulla cassa del morto
io-ho-ho, e una bottiglia di rum!
la bottiglia e il demonio han pensato al resto
io-ho-ho, e una bottiglia di rum!»

La canzonaccia scricchiola nelle orecchie con la voce roca e biascicante di chi è avvezzo all’alcol e alla salsedine. La trasporta il vento, un vento strano che fa serrare le imposte e stare all’erta.
I pirati stanno arrivando.
E la mia memoria sale di corsa il sentiero degli anni fino alla cima della collina, dove il belvedere fanciullesco mostra e fonde tutti gli orizzonti possibili e impossibili, reali e immaginari: per scrutare il Veliero cavalcare le onde. [...]
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