Il mostro che non ti aspetti - InEsergo

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03 Febbraio 2020 - Attualità

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Il mostro che non ti aspetti
  
Vagolo per il centro. Al sabato pomeriggio mi capita spesso. Una puntata in cerca di vinili, quattro chiacchiere col titolare di Old Disco Club, il più bel negozio di dischi di Genova e probabilmente del mondo. Spesso mi capita di fare tappa in una caffetteria lì vicino: fanno cioccolate deliziose. Entro – ripeto, è sabato - e non c’è nessuno. Mi accolgono i gestori, sorridenti, invitandomi a sedere. Lo faccio con piacere e mi gusto la pace e il silenzio. Però non posso smettere di domandarmi dove diavolo siano finiti tutti. Poi ho un lampo, più istintivo che razionale: sarà perché i gestori dell’esercizio sono cinesi? No, non può essere, sei il solito catastrofista. Ordino. Nell’attesa vagolo su internet con lo smartphone, voglio vedere se quanto mi sta capitando abbia qualche addentellato nella realtà. Scopro ciò che non avrei voluto, scoperchio il vaso di Pandora della follia. Sta accadendo in tutta Italia, non solo a Genova, non solo a me, in quel momento. Sta accadendo che ristoranti, caffè, luoghi d’incontro vengano disertati un po’ ovunque, se tra il personale, a contatto col pubblico, si aggirano dei cinesi. Depongo lo smartphone sul tavolino. Scuoto la testa sorridendo, mentre nel frattempo la cioccolata è arrivata, bella fumante. È finita – penso. Game over. Il cervello della gente è andato in frantumi.

Non voglio scrivere un articolo sul Coronavirus cinese. Ci sono già tanti che lo stanno facendo, non me ne frega nulla e non ne ho neppure le competenze. Il punto è un altro, e non è più rimandabile: ingegneria sociale, manipolazione, polarizzazione del pensiero. Sono questi i temi. Cito il filosofo Marco Guzzi: “noi dobbiamo capire che questo sistema allestisce uno spettacolo quotidiano che è un misto di orrore, volgarità, oscenità e pubblicità. E che questo è uno spettacolo finalizzato a rincoglionirci”. Non è la prima volta che pandemie perniciose ed esiziali s’affacciano sul nostro pianeta col chiaro scopo di sterminare gli umani: Mucca Pazza, Sars, Aviaria, Suina. In rigoroso ordine cronologico, s’intende. Eppure, siamo ancora qui, anzi siamo in aumento, andiamo verso gli otto miliardi di individui. Pure i conti correnti delle lobbies farmaceutiche sono in aumento, ma lasciamo perdere. Ciò che atterrisce semmai è che, in questo pandemonio di paura e deformazione della realtà, vi sia chi associ la diffusione di un virus all’etnia. Tuttavia, è così, il giochino è sempre quello. Da una parte il terrore inibisce la logica, il pensiero, le capacità analitiche: si finisce pertanto per accettare qualsiasi soluzione, purché proposta da una fonte ritenuta autorevole e sufficientemente confortante. Dall’altra, prima si crea il problema e poi si fornisce la soluzione. C’è chi evidenzia, ad esempio, che la fondazione Bill & Melinda Gates compaia tra i partners commerciali di alcune compagnie farmaceutiche date per molto vicine alla realizzazione del vaccino specifico. Quella stessa fondazione, per intenderci, sita tra gli organizzatori dell’Event 201 di New York, una simulazione di pandemia da coronavirus svoltasi appena tre mesi fa, condotta al massimo livello e volta a ipotizzare (e quindi arginare) le conseguenze economiche e sociali di una simile catastrofica contingenza. Ma trarre facili conclusioni, in questo momento, sembra azzardato. Non sappiamo davvero come stiano le cose e come ben noto il governo cinese non brilla per trasparenza e circolazione delle informazioni. Ciò tuttavia non è motivo sufficiente per mandare al macero il cervello e perdere il senno.

La prospettiva semmai è un’altra. Si profila la materializzazione, in forma allegorica, degli incubi messi in scena dal regista James Cameron col capolavoro hollywoodiano “Terminator”. Sono passati quasi quarant’anni da quella visione distopica di un mondo dominato in superficie dalle macchine - talvolta così elaborate e complesse da risultare a prima vista del tutto indistinguibili dall’essere umano. Sopra, i cyborg, gli organismi intelligenti e programmati per comportarsi secondo specifiche finalità (nel film dominio e distruzione del mondo come lo conosciamo); sotto, gli individui, gli umani, la resistenza che fronteggia il nemico con le armi dell’astuzia, del coraggio, della sofferenza fisica e psicologica. Non so dire quanto Cameron ci abbia consapevolmente azzeccato. Ma si intravede proprio questo all’orizzonte: una nuova lotta di classe, un conflitto più sottile e interiore, tra una Resistenza 2.0 di esseri pensanti (quali che siano le loro idee), emozionali, capaci di profondità, e una maggioranza informe di individui borderline, del tutto assuefatti, facilissimamente manipolabili, in preda a pulsioni basse ed elementari, slegati dalla storia, dal contesto, spesso afasici e alessitimici, incapaci di esercitare logica e costrutto, cibernetici perché immersi in un mondo liquido e virtuale da cui non possono né scelgono di prendere le distanze. Anche solo a tratti, per ritrovarsi nel reale, nel presente - non in un altrove altro - per parlare, ragionare, chiedersi perché.

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