Il caos dall'ordine, l'ordine dal caos - InEsergo

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08 Novembre 2020 - Attualità

Riflessioni sparse sull'orlo del precipizio

Il caos dall'ordine, l'ordine dal caos
  
Acquerello realizzato da Paola Garibaldi
E se la tua testa esploderà di foschi presagi, ci vedremo sulla faccia oscura della luna”
Pink Floyd, Brain Damage

Non si pensi che tutto ciò che stiamo vivendo accada per caso. Il caso non esiste. Esistono semmai le apofenie umane oppure il senso di prostrata impotenza. I semi hanno sempre bisogno delle giuste condizioni per attecchire: in caso contrario si disperdono. Pertanto è del tutto irrilevante, in quest’ottica, se il virus che sta cambiando il mondo sia il parto di una diabolica zoonosi o la conseguenza di un giochino speculativo condotto da moderni fattucchieri: non è il primo agente patogeno più o meno virulento che viene a farci visita, non sarà l’ultimo. Ciò che differenzia però il SARS-CoV-2 da tutti gli altri è che la civiltà che lo ha accolto si dimena da tempo in uno stato preagonico ben evidenziato negli anni recenti dai massimi filosofi e pensatori del nostro tempo. Vittorino Andreoli, ad esempio, uno dei più noti psichiatri italiani, proprio a conclusione del suo libro Homo Stupidus Stupidus di appena due anni fa, sciabolava un’invettiva contro la modernità che sapeva di triste presentimento: “Puoi distrarti con un videogioco e compiere missioni contro draghi che non ci sono: così dimentichi che hai una madre e un nonno e non ti accorgi che non appartieni a una civiltà, ma a una macchina di cui ignori perfino il funzionamento, e ignori anche che è un’illusione per te, ma un’occasione di ricchezza per l’industria elettronica”.
 
Non deve stupire il propagarsi della paura. La paura è uno strumento biologico primordiale, che ha la funzione di attivare i recettori neuronali, secernere adrenalina e cortisolo e attivare il meccanismo di attacco o fuga che sta alla base della nostra sopravvivenza. L’uomo tende naturalmente ad allontanarsi dalle minacce e ricerca la sicurezza, la conservazione. Chi detiene il potere e anela al controllo sa perfettamente come servirsi del terrore, magari inducendolo ad arte, magari facendo leva su quel senso di morte imminente che fino all’altro ieri questa stessa società edonistica e terapeuticamente corretta aveva respinto alla stregua di un tabù ormai messo alle spalle, nel nome onnipotente di un processo evolutivo mai così rutilante e avvolgente. Ironico osservare come l’ontologica finitezza umana, necessaria anche a non confonderci con gli dèi, venga indirizzata ora verso l’Assoluto ora verso la caducità a seconda dei fini e delle suggestioni. Il punto non è pertanto l’esistenza del pericolo quanto semmai la strategia adottata per suo conto. Si potrebbe ad esempio decidere di liberarsi di un nido di calabroni utilizzando la bomba atomica, e scegliere di arrivare a giustificare tale soluzione attraverso l’applicazione mirata di alcune tecniche di ingegneria sociale, come la ben nota e micidiale finestra di Overton. E non avrebbe neppure senso sventolare il vessillo del machiavellico fine che giustifica i mezzi se i mezzi scelti sono solo alcuni tra le infinite possibilità di una realtà complessa e multisfaccettata.

Ecco allora che l’attacco all’uomo si completa in nome della biosicurezza. Non serve essere esperti di geopolitica per fiutare nell’aria quel senso di Great Reset che dalle parti di Davos si è già individuato come la panacea di tutti i mali del sistema di moneta debito, in un’ottica prima pantoclastica e poi munificamente salvifica dei destini del mondo. Perfino un settimanale notoriamente complottistico come il Time vi ha dedicato la copertina del suo ultimo numero. Insomma, tutto è sotto gli occhi di tutti, anche se nessuno (o quasi) ne parla. Così, mentre in una comune guerra le fazioni sono schierate, i colori delimitano il campo e i buoni si contrappongono ai cattivi, qui il nemico chi mai potrebbe essere? Come prendersela con l’invisibile, con qualcosa capace di essere ovunque e in chiunque, in qualsiasi momento? Poste le basi della narrazione, il romanzo potrebbe durare in eterno: qualcuno prima o poi presenterà al mondo l’escatologico finale, chissà a quale prezzo, seguendo la narrativa del ben noto trittico problema-reazione-soluzione. Perché il paradosso si sa, rende succulenta la commedia: uno stato che ha scientemente fatto a pezzi la sanità pubblica a totale appannaggio di quella privata, che non ha mai prodotto neppure in tempi recenti provvedimenti a tutela della salute dei propri cittadini potenziando la medicina del territorio e puntando forte su comportamenti virtuosi, s’è preso improvvisamente a cuore la tutela della polis e degli angeli in camice bianco con provvedimenti tanto ascientifici e contraddittori quanto – oggettivamente - inutili.

Ebbene, mentre la scienza sbertuccia Galilei e si fa scientismo, cioè nuova religione, la logica del worst case scenario diviene il regime dell’operato politico e gli obblighi imposti (sempre più stringenti e dissennati) si presentano come occasioni di empatico altruismo e manifestazione di dovere civico: il cittadino insomma – per dirla con le parole del saggista Patrick Zylberman –, in questa visione igienistica e perpetuamente disinfettata, “cessa di avere diritto alla salute e viene giuridicamente obbligato alla salute”. Nel frattempo la comunità si sfalda in una massa informe di individui senza volto, malgrado il volto sia la sede precipua dell’essere umano, il tramite con cui egli identifica se stesso e interagisce col mondo esterno palesando la sua unicità molto prima di formulare gesti e parole. L’asettico prende il posto del frammisto, la virtualità si sostituisce al reale, i sogni e l’iniziativa individuale aggrediti e messi a tacere dal principio di precauzione. Ai bambini viene perfino negata la fisiologica necessità di toccarsi e abbracciarsi, mentre maestre paranoiche sterilizzano i compiti in classe e al posto dell’educazione si inocula il senso di diffidenza e la repressione del dissenso. Principiando dalla cultura, dal pensiero, dalle passioni individuali e collettive, si smembrano le basi antropologiche di una civiltà millenaria per traslare a poco a poco verso un grande villaggio globale amorevolmente assistito purché ogni pedina si muova coscienziosamente nel recinto assegnatole in dote. Frattanto, il sistema economico va in pezzi e il caos è dietro l’angolo, indotto ad arte, favorendo lo sciacallaggio cosmopolita filocinese. Ordo ab chao, appunto.

È ancora possibile virare verso un altro destino? Solo se l’uomo accetterà di ripartire dalle macerie interiori e lì ricostruirvi il proprio tempio. Non si necessita di lezioni di esoterismo per avvertire che un’immane forma-pensiero aleggia in questo momento sopra le nostre teste, un buco nero vampiresco alimentato dalle angosce e dal senso di disperazione che si snoda tra le vie delle nostre città, che passa di sguardo in sguardo, che di notte non dà tregua e che di giorno ci accompagna fino a braccare intimamente il senso stesso del vivere. Occorrono scelte di campo radicali, forse dolorose, per convergere anche da carbonari verso prospettive di luce. Serve comprendere che la salute è un ideale screziato, non identificabile con il solo funzionamento della macchina biologica, ma che pretende il soddisfacimento di quelle istanze che se troppo a lungo sedate portano alla malattia e infine alla resa. Diviene doveroso rifiutare l’infodemia dominante, corrotta e al soldo di oligarchie criminose pronte a svendere l’anima al miglior offerente, evitando di farsene coinvolgere emotivamente, girandovi le spalle con comportamenti di buon senso e di rispetto, che non sfocino in becere banalizzazioni stile il virus c’è il virus non c’è, ma realizzando al contempo che l’esistenza è un dono prezioso quanto caduco, fugace e impalpabile. Occorre recuperare il coraggio, quella forza interiore che fa sfidare i marosi nel nome di un sogno, di un ideale, di uno slancio. C’è bisogno di democrazia e di dissenso, del pensiero critico: serve schierarsi. Nessun cambiamento può avvenire all’esterno se prima non si produce nell’invisibile, nell’intimità dei suoi fautori. Non servono rabbia o violenza, ma agire per un mondo che abbia ancora senso abitare, per continuare a restare umani e lasciare in dote ai nostri figli qualcosa di più di un ologramma di vita sterilizzata e corretta.

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