App Immuni e braccialetti vibranti - InEsergo

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23 Maggio 2020 - Attualità

Le magnifiche sorti e progressive del distanziamento sociale
 
App Immuni e braccialetti vibranti
 
La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale.
(Aldous Huxley)

“Non c’è alcuna evidenza scientifica per cui dobbiamo stare distanti, tanto più se questa misura è basata sulla logica del centimetro”. Parole e musica di Alberto Zangrillo, Primario di Terapia Intensiva generale e cardiovascolare dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Gli fa eco Arnaldo Caruso, presidente della Società Italiana di Virologia: “il virus non è più aggressivo, a giugno potrebbero non essere più necessarie mascherine, distanze e sanificazioni”. Eppure, il social distancing (attingendo a quel gusto modernistico per l’anglofilia tanto caro ai filosofi del marketing), da misura temporanea ed emergenziale di prevenzione sanitaria, sta assumendo i tratti dell’affare del secolo, perfettamente coerente con le mire deliranti di chi ha colto la palla al balzo per cambiare il mondo. Indipendentemente dall’origine - naturale o artificiale - del Sars-Cov-2. In uno scenario apocalittico per l’economia, con il sempre più frequente ricorso all’assistenzialismo di Stato, le uniche aziende che sembrano procedere a vele spiegate sono quelle che forniscono lo strumentario idoneo al nuovo umano post-virus per incrementare la cifra della sua virtualità esistenziale: corsi on line, lavoro da remoto, videoconferenze, cinema in streaming (con tanto di prenotazione reale e poltrona fantasma). Laddove non sia possibile surrogare il distanziamento sociale con la tecnologia, si ricorre a dettami distopici: l’obiettivo sembra essere sottrarre progressivamente il gusto ai cittadini di andare a mangiare e bere insieme, recarsi su una spiaggia o in un rifugio di montagna, abbracciarsi e/o baciarsi: compiere insomma quelle azioni primarie e fisiologicamente vitali sulle quali l’essere umano, in quanto animale sociale, ha fondato sopravvivenza ed evoluzione collettiva. Un delirio tecnocratico (e anche politico) di caccia all’asintomatico in quanto untore inconsapevole, sorretto da un clima di terrore artatamente intessuto e dalla pretesa igienistica del corpo isolato e asettico: condizioni ideali per alimentare logiche discriminatorie che mettono in pericolo i fondamenti stessi della civiltà e della democrazia, riesumando furori transumani di nazionalsocialista memoria.

K-Y-D (Keep Your Distance) e iFeel-You, soluzioni ipertecnologiche a guisa di braccialetto vibrante, si inseriscono perfettamente nel filone mistico dell’atomizzazione della società civile, del social distancing che guarda al nostro bene e alla preservazione della salute. Con un occhio alla ricaduta fashion, come per le mascherine griffate (già elette a nuova moda dell’estate 2020 dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti): un dispositivo al polso in grado di segnalare l’eccessiva vicinanza di un altro essere umano deve ovviamente anche essere piacevole da indossare. Sia mai che possa servire anche dopo, per un Mondo Nuovo di Huxleyana memoria.

La app Immuni - di imminente adozione secondo il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri - si alimenta invece di una narrazione differente: l'ha ideata Bending Spoons S.p.A., società italiana la cui quota di minoranza, pari al 5.7 per cento, è in mano, tra gli altri, a NUO Capital della famiglia Pao Cheng di Hong Kong. Sarebbe bene ricordare come la legge cinese sulla sicurezza nazionale obblighi, in via generale, cittadini e organizzazioni a fornire supporto alle autorità militari di pubblica sicurezza e alle agenzie di intelligence anche fornendo dati sensibili. Intravedere pertanto un rischio sul piano geopolitico non è azzardato, senza contare ipotesi di manipolazione, allo scopo (anche) di alterare l’entità reale del fenomeno pandemico.

Curiosamente, mentre in Italia si favoleggia della famigerata app come snodo di non ritorno per le cosiddette fasi 2 e 3, all’estero i risultati dei paesi che hanno cominciato la sperimentazione non paiono al momento propriamente incoraggianti. Dall’Isola di Wight in Inghilterra fino all’Australia, dalla Norvegia all’India passando per l’Islanda (che adotta una soluzione più invasiva, basata sul GPS invece che sul Bluetooth), non solo ben pochi cittadini si sono prestati al download volontario, ma anche laddove vi sia stata una partecipazione più massiccia (tipo nella già citata Islanda) la soluzione è parsa del tutto inadeguata a tracciare alcunché. Ciò non deve stupire: come ben spiegato da Nicola Vanin, tra i massimi esperti di sicurezza informatica in Italia, “gli unici Paesi che hanno avuto un forte vantaggio nell’utilizzare questa applicazione sono quelli che già esercitano la possibilità di monitoraggio profondo dell’attività dell’utente, come la Cina, che fa una forte attività di sorveglianza dei cittadini, con il sistema di controllo sociale voluto da Xi Jinping”. Solo l’utilizzo pervasivo della tecnologia, con l’incrocio sistematico dei dati provenienti da tutte le fonti, appare dunque come il presupposto vincente per una app di tracciamento che sia davvero efficace, con buona pace naturalmente della dimensione etica di tali pratiche.

Ma cosa dovrebbe fare Immuni? Tracciare i contatti, appunto, capire cioè chi ci è stato vicino, per quanto tempo e a quale distanza. Nel momento in cui un soggetto dovesse risultare positivo (in base agli esiti del tampone rinofaringeo, le cui percentuali di falsi positivi sono ben note alla comunità scientifica), un operatore sanitario rilascerà un codice grazie al quale la app potrà inviare avvisi a tutti coloro che sono entrati in contatto con lui nei giorni precedenti. Nessuno si è ancora premurato di far sapere cosa dovrebbe accadere dopo. I propugnatori di Immuni si sono essenzialmente curati di intonare il mantra dell’anonimato, specificando a più riprese (anche assoldando testimonial del calibro di Vasco Rossi) che i dati sarebbero stati elaborati e conservati unicamente sui cellulari degli utilizzatori per essere poi messi a disposizione del Servizio sanitario nazionale e delle Prefetture, gestiti dal Ministero della Salute tramite la società Sogei, interamente statale. Infine, distrutti, a fine emergenza. Peccato che se i dati fossero realmente anonimi la cancellazione non avrebbe alcuna ragione di essere: sarebbe quindi più corretto parlare di pseudoanonimizzazione, cioè di informazioni rese anonime in maniera indiretta e non irreversibile. Dunque, trattate da qualcuno. Senza contare che una cosa è la gestione a fini commerciali, altra è il trattamento della scheda sanitaria di un soggetto, soprattutto se le indicazioni ivi contenute hanno una ricaduta sociale e di sicurezza nazionale.

Allontanare per legge le persone, protraendo un’emergenza che emergenza non è più, appare funzionale alla trasformazione del creato in un luogo asettico e digitale, nel quale l’entropia resti parte calcolata di un flusso di sistema. L’adozione di cineserie tecnologiche è invece un ottimo cavallo di Troia per aprire un varco nel cosiddetto mondo del surplus comportamentale, nirvana miliardario per i signori dei Big Data, là dove l’Intelligenza Artificiale elabora le informazioni acquisite allo scopo di prevedere i nostri comportamenti a breve, medio e lungo termine, con conseguenze inimmaginabili sulle libertà individuali e la vita democratica. Chi non installerà Immuni subirà discriminazioni? Chi non indosserà un braccialetto vibrante potrà essere considerato pericoloso? E chi si permetterà ancora il lusso della dissidenza? Interverranno gli stessi privati che già oggi si arrogano il diritto di censurare e silenziare soppiantando bellamente l’AGCOM? I positivi verranno portati via dalle proprie famiglie come suggerisce l’OMS delle tre T (Testare – Tracciare – Trattare)? “Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file” era solito ripetere Federico il Grande. Chi non si piega alla vulgata dominante, chi continua a pensare, esercitando socraticamente il dubbio, diviene sistematicamente un complottista, un paranoico. Nel frattempo, i paranoici veri s’ammantano di rigore e amore per il benessere mondiale. Noi continuiamo a complottare. Continuiamo a resistere.

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